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Lina Ghotmeh: Reinventare il British Museum con poesia e memoria

Sotto le volte secolari del British Museum, dove i passi riecheggiano sulle pietre levigate dal tempo, una nuova energia sta per trasformare questi spazi storici. Questa energia è incarnata da Lina Ghotmeh — Architecture (LG—A), vincitrice del prestigioso concorso internazionale per la rivisitazione delle gallerie del Western Range. Una vittoria schiacciante per questa architetto franco-libanese, la cui visione, che fonde sensibilità storica e audacia contemporanea, ha conquistato la giuria. Dietro questo riconoscimento si cela un intero manifesto architettonico: quello di un'architettura "archeologica", che scava nel passato per meglio svelare il presente e delineare il futuro.

Lina Ghotmeh nel suo studio © Dion Barrett

"Ogni progetto è come uno scavo. Si tratta di ascoltare i silenzi dei muri, far parlare i materiali, rivelare ciò che spesso rimane sepolto". Quando Lina Ghotmeh parla del suo approccio, le sue parole risuonano come un incantesimo. Non si tratta semplicemente di costruire, ma di riscoprire. Il Western Range del British Museum, con le sue gallerie cariche di storie millenarie, non è uno spazio da conquistare, ma un palinsesto da decifrare.

Non è un caso che la giuria, composta da personalità di spicco come Yvonne Farrell e Tracey Emin, sia rimasta colpita da questo approccio. "Lina è riuscita a fondere grazia e gravità", ha affermato il Dr. Nicholas Cullinan, Direttore del British Museum. "Il suo progetto non è semplicemente architettonico; è intellettuale. Trasforma il modo in cui vediamo il museo: non più come un luogo statico, ma come un'esperienza viva, un dialogo tra secoli".

Lina Ghotmeh e Nicholas Cullinan nella catena montuosa occidentale © The Trustees of the British Museum

Una visione radicata nella materia e nella luce

Fin dai primi schizzi, Ghotmeh e il suo team hanno considerato la luce come principio guida. Le gallerie, attualmente anonime, saranno immerse nella luce naturale, filtrata attraverso materiali accuratamente scelti. Pietra locale, legno di recupero, intonaci minerali: tutto trasmette sostenibilità e senso di connessione. "Voglio che i visitatori sentano il peso del tempo sotto le loro dita. Che tocchino le pareti e percepiscano la ruvidezza dei secoli passati", spiega l'architetto. In questo progetto, la vista diventa sensazione. Le ombre non sono più assenze, ma presenze silenziose che mettono in risalto le opere d'arte.

Questa attenzione all'esperienza sensoriale non è una novità per Ghotmeh. Il suo laboratorio di pelletteria Hermès in Normandia aveva già illustrato questa fusione di artigianalità e modernità. Lo stesso approccio è evidente nel Museo Nazionale Estone, dove l'architettura sembra emergere dal terreno come un'estensione del paesaggio. A Londra, la sfida è diversa ma altrettanto ambiziosa: lavorare con la struttura esistente senza sopraffarla. "La storia è la nostra materia prima, non un ostacolo", insiste.

Un progetto collaborativo e sostenibile

Questo progetto, uno dei più grandi progetti di riqualificazione culturale al mondo, riunisce un'ampia gamma di talenti. Attorno a LG—A gravitano partner di fama: l'artista Ali Cherri per il dialogo con le collezioni, Plan A per il coordinamento del design, Purcell come architetto esecutivo e curatore, Arup per l'ingegneria complessa e Holmes Studio per la segnaletica. Questa diversità di competenze illustra una visione collaborativa e multidimensionale.

"Questo è un progetto fatto tanto di voci quanto di mani", sottolinea Ghotmeh. "Ogni partner porta la propria prospettiva. Insieme, vogliamo creare un luogo in cui i visitatori di tutto il mondo si sentano invitati, non semplici spettatori passivi". Questo approccio si riflette nella progettazione dell'esperienza di visita. Le gallerie non saranno più semplici file di vetrine. Diventeranno spazi per un movimento fluido, punteggiati da aree di sosta e contemplazione.

Presentazione del concorso di architettura LGA © LGA

Ripensare un museo di queste dimensioni nel 2025 richiede di confrontarsi con gli imperativi ecologici. Su questo punto, Ghotmeh è intransigente: la sostenibilità non è un'aggiunta, ma il fondamento del progetto. Ventilazione naturale, consumi energetici ridotti, materiali di origine biologica... tutto mira a minimizzare l'impatto ambientale senza sacrificare la bellezza. "Non salveremo il pianeta con edifici freddi e squallidi. La sostenibilità deve anche essere auspicabile", afferma con convinzione.

Il progetto di costruzione durerà due anni, con consegna prevista per la metà del 2026. Per il British MuseumQuesta trasformazione non riguarda semplicemente la riprogettazione degli spazi. "Quando il museo si trasferì qui 200 anni fa, fu un evento. Questa metamorfosi susciterà lo stesso senso di meraviglia nei nostri visitatori", prevede George Osborne, presidente del consiglio di amministrazione.

Nel reinventare la Catena Occidentale, Lina Ghotmeh non si limita a rinnovare le pareti. Fa rivivere storie e invita tutti a un viaggio sensoriale nel tempo.

Modello presentato da Lina Ghotmeh Architecture per il concorso

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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