Nelle alture nascoste di Montmartre, una dimora Art Déco rinasce sotto la penna dello studio CLAVES. Tra memoria musicale, illusioni plastiche e narrazione sensoriale, Villa Junot diventa un teatro abitato dove ogni dettaglio racconta una storia.


A Montmartre, alcuni indirizzi sembrano sospesi fuori dal tempo, nascondendo dietro la loro apparente calma vere e proprie metamorfosi. Il XVIII aAvenue Junot ne è un esempio perfetto. È qui, su questa strada acciottolata ricca di storia, che Iconic House ha affidato allo Studio Claves la missione di reinventare un'eccezionale residenza d'artista. Il risultato: un capolavoro di architettura d'interni in cui design, arte e memoria si fondono in una composizione intima e fluida.
Costruita negli anni '1920 per il compositore André Mauprey, Villa Junot custodisce tra le sue mura la memoria di una Parigi artistica e vibrante. Recital intimi, cene letterarie, melodie improvvisate... tante tracce invisibili che Claves – duo formato da Soizic Fougeront e Laure Gravier, entrambi ex allievi di Pierre Yovanovitch – ha scelto di far rivivere, anziché cancellare.
"Non volevamo rinnovare, ma creare risonanza.", afferma Soizic. "La casa aveva bisogno di riscoprire la sua voce interiore."
Una voce che i due interior designer traducono in materiali delicati e armonie narrative. Fin dall'ingresso, il tono è dato da una scala a chiocciola trompe-l'œil di Mauro Ferreira: un vibrante drappeggio verde smeraldo, un'illusione tessile, un'eco surreale. Il motivo della tenda diventa un tema ricorrente, ripreso in un camino realizzato da Southway Studio, in un soffitto in gesso dai volumi fluttuanti e nelle ondulazioni teatrali dei tessuti.


"Noi non decoriamo, suggeriamo.", Laure si intrufola. "Ogni verso è un respiro, ogni spazio una risposta."
Un teatro dell'opera
L'intero edificio è stato completamente riprogettato: ora comprende cinque camere da letto, una cucina da chef, una sala proiezioni, una terrazza panoramica sul tetto, una biblioteca e una suite con un bagno Art Déco originale riportato al suo stato originale. Lungi dall'essere una semplice giustapposizione, Claves ha composto una partitura davvero continua, in cui ogni stanza suona una nota propria.
La palette di colori è audace: rossi intensi, blu accattivanti, verdi inglesi, marroni vellutati. I materiali – legno laccato, velluto, ottone lucido, mosaico – invitano al tatto. La sensualità è sempre intrisa di significato.
A Villa Junot, l'arte contemporanea si integra nello spazio come un secondo respiro. Nella sala da pranzo, Maldo Nollimerg ha creato un affresco cosmico. Nella tromba delle scale, le vetrate dell'Atelier Toporkoff trasformano la luce in frammenti scintillanti. Nella biblioteca, Garance Vallée ha scritto un dialogo pittorico tra struttura e sensazione.
Nulla è semplicemente aggiunto; tutto è concepito in situ. Lungi dall'essere una mera integrazione, ogni intervento amplia l'architettura. "Offrivamo parole, momenti di tregua. Gli artisti si lasciavano abitare dalla casa. Non decoravano un luogo: lo continuavano."
Richiami al passato musicale di André Mauprey scandiscono il percorso: una chiave di basso incisa nel ferro battuto, linee di pentagramma nelle vetrate, un ritmo spaziale che guida la visita. Il bagno principale conserva i mosaici originali, meticolosamente restaurati, mentre altri pavimenti sono stati realizzati su misura in stile neo-Art Déco.
Questa è la storia di un luogo che unisce passato e presente in un unico impulso. Non semplicemente uno scrigno di bellezza, ma uno spazio che pensa, respira e ricorda. Qui, l'estetica diventa linguaggio e l'emozione materia prima. Villa Junot non si limita a contemplare: si vive, come una partitura musicale a più voci, da ascoltare con la punta delle dita.










