Nel mondo dello spettacolo dal vivo, il lavoro di artisti, registi e orchestre non avrebbe lo stesso significato senza il lavoro dello scenografo. Camille Dugas è scenografa per teatro, opera e balletto; ha scelto di vestire gli spazi con studiata delicatezza, facendo vibrare i colori, ottimizzando i volumi e giocando con la luce senza mai appesantire.

Formatasi alla Sorbonne Nouvelle e all'École supérieure des arts et techniques (ESAT), dove si è diplomata con il massimo dei voti, ha iniziato la sua carriera nell'ufficio di progettazione del Palais Garnier. Lì ha appreso il rigore tecnico e la precisione architettonica. In seguito è entrata a far parte dello staff della scenografa Chantal Thomas, diventandone assistente in importanti produzioni internazionali: Don Pasquale e La Traviata a Santa Fe, Robert le diable a Londra, I racconti di Hoffmann a Barcellona e I Puritani a Parigi.
Oggi, il nome di Camille Dugas figura nei programmi più prestigiosi. Con Laurent Pelly ha curato le scenografie di "La cantatrice calva" , "L'uccellino verde " e "Il conte Ory" . Per la produzione de "La dannazione di Faust", ha supportato la visione del regista Alvis Hermanis . La scenografa lavora con diversi ballerini, tenendo conto delle loro caratteristiche specifiche: la fluidità dei movimenti di Benjamin Millepied, la poesia di Martin Chaix, l'energia di Marion Motin e la precisione di Justin Peck. Camille ama inoltre collaborare con artisti di altri ambiti, in particolare dell'arte e della moda: Daniel Buren, Christian Lacroix e John Baldessari.
Lo stile unico di Camille Dugas si rivela nella sua sensibilità narrativa e nel minimalismo. In Ma mère l'Oye (Maurice Ravel, coreografia di Martin Chaix), immagina un universo profondo e oscuro da cui emergono luminosi origami, fluttuanti come nuvole. In perpetuo movimento, formano quadri viventi. La scenografia minimalista impone un ritorno all'essenziale: la danzatrice, l'essere umano, il corpo, il movimento.

In Appassionata (Beethoven, coreografia di Benjamin Millepied) regna l'estrema semplicità: una parete color ocra rossa, tre porte immense, tre coppie di danzatori. L'illuminazione fa il resto. Un'economia di mezzi per la massima intensità, che rispecchia la musica stessa, ardente e straziante.
Nel suo lavoro per The Last Call (coreografie di Marion Motin), il palcoscenico diventa testimone di un dramma avvincente. La storia di una telefonata che cambia una vita per sempre. Qui non c'è nulla di appariscente: una scenografia discreta, quasi invisibile, accompagna la narrazione come un respiro. Questa è la forza di Camille Dugas: saper valorizzare l'azione scenica senza oscurarla. Un ritorno all'essenziale, lontano dall'ostentazione e più vicino all'emozione.

La sua poesia è anche politica. Nel 2022 ha pubblicato il Manifesto dell'eco-scenografia nello spettacolo dal vivo, un testo tradotto in diverse lingue, che mette in discussione la responsabilità ecologica delle arti performative. Come possiamo creare una scenografia senza esaurire le risorse? Come possiamo riutilizzare i materiali, inventare nuovi processi e sensibilizzare il pubblico e le istituzioni?
Nel 2023, Camille è stata tra i vincitori del premio culturale L'Éloge per la sua scenografia in Lakmé, opera teatrale con Sabine Devieilhe e diretta da Laurent Pelly. Il 2026 si preannuncia promettente: la scenografa sta attualmente lavorando alle scenografie per un balletto intitolato Il Piccolo Principe. Questa produzione debutterà al Palais Garnier il 15 aprile 2026.
Nell'arte di Camille Dugas non c'è mai eccesso, ma solo la scelta precisa del colore e delle sfumature di luce che accompagnano uno spazio pulito e minimalista. Camille è una poetessa, la sua scena è delicata: offre tutta la luce agli artisti che la impreziosiscono.










