
Cemento grezzo, pietra continua, legno lamellare esposto alla luce: Casa Baroneza racconta la sua storia tanto attraverso i materiali quanto attraverso i volumi. Lo studio di architettura Arthur Casas ribalta la logica della casa per permettere al paesaggio di entrare in modo naturale.

L'accesso a Casa Baroneza avviene dall'alto, e già questo è una sorpresa. Laddove ci si aspetterebbe camere da letto al piano superiore e un soggiorno che si apre direttamente sul giardino, Arthur Casas ha fatto l'opposto: gli spazi comuni si trovano nella parte più alta della proprietà, mentre le zone private si sviluppano verso il basso. Questa semplice inversione cambia tutto. Salendo, si scopre una doppia vista: la foresta da un lato, l'orizzonte aperto dall'altro, con la sensazione di abitare nel punto in cui la collina incontra il cielo.

Ci troviamo nella campagna a nord di San Paolo, su un terreno in pendenza che l'architetto ha attentamente studiato prima di iniziare la costruzione. Nulla qui altera i contorni naturali del terreno. La casa si estende seguendo il pendio, permettendo al paesaggio di rimanere il punto focale. Il livello superiore dà la sensazione di un ampio pianoro aperto, due volumi separati da una vasca d'acqua riflettente, con ampie pareti vetrate scorrevoli che consentono la circolazione dell'aria. Quasi nulla è chiuso. La brezza fluisce, rinfresca e circola, e la casa respira autonomamente, non lottando contro il clima, ma lavorando in armonia con esso.
Sopra questo pianoro, un tetto in legno si dispiega in due falde inclinate, come un paio di ali spiegate. Questa è l'immagine simbolo del progetto e il suo risultato più discreto. Arthur Casas raramente utilizza una forma così vicina al tradizionale tetto a falde, e questo ritorno è tutt'altro che sentimentale: questo progetto ripara, filtra la luce e mitiga il calore. Sotto questa vasta copertura di legno lamellare, la vita comunitaria trova ombra ed equilibrio, mentre lo sguardo spazia sulla valle. La struttura in legno, assemblata con componenti prefabbricati, testimonia anche un approccio costruttivo più sobrio, più attento alle risorse.




È nell'interazione dei materiali che la casa trova la sua perfetta armonia. Tre elementi dialogano tra loro senza mai stonare: cemento, pietra e legno. Il cemento a vista conferisce al volume superiore immediatezza e luminosità, una superficie pulita che cattura la luce mutevole del giorno. Il tetto in legno lo ammorbidisce, riscalda lo sguardo e dona un calore quasi domestico a questa architettura altrimenti spaziosa. La pietra naturale, dal canto suo, crea una connessione senza soluzione di continuità con il terreno: scorre ininterrottamente dagli spazi interni a quelli esterni e raggiunge la piscina, tanto che non si riesce più a distinguere dove finisce la casa e inizia il giardino. Nulla è lasciato al caso, fino al colore del legno, scelto meticolosamente per armonizzarsi con il grigio del cemento e le tonalità minerali della pietra. Da questo equilibrio nasce una sensazione rara: quella di una casa realizzata con materiali autentici, fedeli alla loro natura, eppure perfettamente integrati tra loro.


La geometria accompagna questo movimento. In alto, cemento e legno, grezzi e aperti verso il cielo. In basso, un volume semi-interrato, più sobrio, più vicino al terreno, quasi a ricercare la frescura della terra. A questo livello, la luce penetra attraverso mattoni di vetro nel vano scale, che dà accesso alle camere da letto, disposte attorno a un giardino riparato da un terrapieno. Qui, si è protetti da sguardi indiscreti, immersi nel verde, senza mai sentirsi confinati. Forse è qui che l'architettura si rivela più generosa: offre privacy senza sacrificare la luce.
All'interno, l'arredamento riprende questo tema e crea un vero e proprio omaggio al design brasiliano. Il soggiorno accosta il divano Embaúba di Studio Objeto e il divano Brasiliana di Jorge Zalszupin, le poltrone PL61 di Percival Lafer e pezzi disegnati dallo stesso Arthur Casas, come i tavolini Galo, Belterra ed Ettore . I tavolini Adi e i mobili in legno di jacaranda dialogano con le opere d'arte, tra cui la scultura Cabeça de Jesus dell'artigiano Nicola. La zona pranzo abbina il tavolo Amorfa, disegnato da Casas, alle sedie Alagoas di Michel Arnoult e alla poltrona Sênior di Etel. La sala home theater, più intima, presenta il divano Match di Studio Objeto e la poltrona Mole di Sérgio Rodrigues. La sala giochi e le terrazze continuano questo tema, combinando pezzi di Jorge Zalszupin, Arthur Casas e arredi pensati per l'esterno. Ogni pezzo racconta una storia di tradizione, quella di un modernismo brasiliano vivente, che l'architetto estende con i suoi progetti.


Ciò che colpisce davvero è l'armonia tra la casa e il suo contesto. Arthur Casas non si è limitato a collocare un edificio su una collina; ha esteso la collina stessa. Invertendo l'approccio tradizionale, affidandosi al vento e alla luce anziché alle macchine, e attribuendo un ruolo primario al legno, propone un modo di vivere che abbraccia la totalità: la famiglia, il paesaggio e le condizioni meteorologiche. Invece di imporsi sulla natura, Casa Baroneza le conferisce un ruolo di primo piano e, con grande cura, la rende semplicemente abitabile.



Casa Baroneza di Arthur Casas
Quinta da Baroneza, Bragança Paulista, San Paolo (Brasile)








