Emmanuel Barrois, l'arte del vetro tra tradizione e invenzione

Museo della Romanità © Sergio Grazia

Per Emmanuel Barrois nulla è mai veramente impossibile. Non per una predilezione per le imprese virtuosistiche o per lo spettacolo, ma perché la sua pratica si fonda su una profonda convinzione: ogni progetto è un'opportunità per inventare una nuova soluzione, a patto di essere disposti a superare i confini tra le discipline. Per lui, la creazione nasce sempre dalla ricerca, dall'incontro tra il sapere artigianale, l'ingegneria avanzata e le tecnologie contemporanee.

Artista autodidatta, Emmanuel Barrois non proviene da una famiglia di artisti o architetti. La sua carriera iniziale, divisa tra agricoltura e lavoro umanitario, ha plasmato un approccio molto pragmatico alla creazione: attenzione alla funzionalità, senso di responsabilità e gusto per i sistemi complessi. È stato attraverso il restauro di vetrate artistiche che ha incontrato per la prima volta il vetro architettonico. Ma ben presto, il quadro normativo relativo alla tutela del patrimonio gli è sembrato troppo restrittivo. Per lui, le vetrate artistiche non sono semplicemente un patrimonio da preservare: possono diventare un elemento straordinario dell'architettura contemporanea.

La sua pratica si fonda dunque su una combinazione mirata di design, arte, architettura, artigianato e ingegneria. Egli promuove un costante dialogo tra questi ambiti. Ama partire da un prodotto industriale e plasmarlo con tecniche artigianali, restituendogli unicità, precisione e delicatezza. Viceversa, adatta le tecniche artigianali ai vincoli industriali, consentendo loro di essere scalate e di soddisfare le esigenze dell'architettura contemporanea. Questa fusione tra "il meglio dell'artigianato e il meglio dell'industria e dell'ingegneria" costituisce il nucleo del suo studio, uno spazio ibrido che potrebbe essere descritto come un dialogo continuo tra il Medioevo e il XXI secolo.e secolo.

Il progetto FRAC Provence-Alpes-Côte d'Azur a Marsiglia, completato nel 2013, si distingue come uno degli esempi più chiari di questo approccio. Progettata in collaborazione con l'architetto Kengo Kuma, la facciata dell'edificio è concepita come una pelle di vetro composta da "scaglie bianche". Da lontano, l'insieme appare omogeneo, quasi simile a un tessuto. Ma a un'osservazione più ravvicinata, ogni pannello rivela la sua unicità, punteggiata da una moltitudine di punti di smalto bianco. Per Kengo Kuma, questi punti evocano i fotoni che compongono la luce mediterranea: una luce singolare e sfaccettata al tempo stesso. Qui, il vetro non è più semplicemente un materiale di superficie; diventa un dispositivo capace di trasmettere un'atmosfera e di collocare l'architettura nel suo contesto luminoso e climatico.

Con RiflessiNella sua opera profondamente personale presentata nei giardini del Palais-Royal di Parigi nel 2023, Emmanuel Barrois porta questo concetto ancora oltre. Di dimensioni monumentali, l'installazione è composta da 8 tonnellate di vetro e 6.000 metri di prismi ad incastro, formando la prima impalcatura in vetro di queste dimensioni al mondo. Dietro l'apparente formalità si cela un'impresa tecnica: un sistema di piccole stelle in acciaio inossidabile e nodi discreti, che combina fissaggio meccanico e incollaggio, tiene insieme le barre di vetro garantendo al contempo la resistenza a venti superiori ai 100 chilometri orari.

Anche in questo caso, l'ingegneria non è mai separata dal significato. Struttura temporanea per definizione, l'impalcatura diventa un motivo concettuale. Evoca incompletezza, processo e costruzione in corso. Modulare e adattabile a diversi siti di installazione, l'opera si trasforma senza ripetersi. Il vetro colorato, tradizionalmente sinonimo di fissità e permanenza, viene reinterpretato secondo una logica di movimento e trasformazione. Il dieci percento del vetro utilizzato è riciclato, collocando l'opera in una riflessione contemporanea sulle risorse e sui cicli della materia.

Per Emmanuel Barrois, questo rigore tecnico si accompagna a una forte coscienza etica. A differenza di un'opera d'arte, che non è destinata a tutti, l'architettura si impone al pubblico. Viene vissuta, percorsa, a volte persino sopportata. L'architetto e l'artigiano coinvolti nella sua progettazione hanno una grande responsabilità: essere attenti agli altri, agli usi e ai contesti culturali. Lavorare in architettura significa sempre partecipare a un'impresa collettiva. Barrois paragona spesso l'architetto a un direttore d'orchestra, che coordina diverse competenze al servizio di un progetto condiviso.

Appassionato del suo lavoro, Emmanuel Barrois ricerca, sperimenta e affina costantemente le sue conoscenze. Trae ispirazione dall'eredità di grandi figure dell'architettura, come Claude Parent, così come dalle sfumature della cultura giapponese, con la quale mantiene un legame stretto e duraturo. Il suo lavoro si sviluppa quindi a strati, tra tradizione e innovazione, in un processo continuo in cui ogni progetto diventa una nuova tappa di esplorazione.

atelierbarrois.com

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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