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SOFT CYCLES: ARCHITETTURA TRASPIRANTE PER UNA CITTÀ IN MOVIMENTO

Nel cielo di Berlino, una forma traslucida pulsa sopra l'ingresso della Berlinische Galerie. Questa scultura gonfiabile, di 800 metri cubi, è intitolata Cicli morbidi, è opera di Daniel Hölzl, artista austriaco residente nel quartiere di Prenzlauer Berg.  

Un tempo focolaio della controcultura di Berlino Est, questo quartiere della capitale tedesca – oggi gentrificato ma senza abbandonare il suo gusto per la sperimentazione – costituisce il terreno fertile per la ricerca artistica di Hölzl. È in questo contesto, tra squat riabilitati, collettivi di architettura e laboratori di design circolare, che l'artista sviluppa una pratica che combina temporalità lente e materiali sensibili. 

Progettato per gli anni '50e Per celebrare l'anniversario del museo, l'installazione occupa il vuoto architettonico sopra l'atrio, dando nuova vita a uno spazio spesso trascurato. Cicli morbidi È composta da frammenti di precedenti opere gonfiabili di Hölzl, assemblati in un'unica struttura. La scelta di riutilizzare membrane esistenti rivela una forte etica: nessuna nuova monumentalità, ma forme riciclate, portatrici di ricordi e gesti del passato.  

Realizzata in seta da paracadute declassata, un materiale ultraresistente ma etereamente leggero, la membrana trasparente assorbe e rilascia aria a intervalli regolari. Questo sistema respiratorio, alimentato da un ventilatore silenzioso e adattabile, crea un ritmo organico che trasporta l'opera d'arte nel regno del vivente. L'installazione diventa quindi una presenza: non è più un oggetto da contemplare, ma un corpo con cui coesistere.

Creazione Cicli morbidi dialogo con spazio contrassegnato – spazio non contrassegnato L'opera di Fritz Balthaus del 2004 traccia le fondamenta di un edificio scomparso sul terreno della piazza del museo. Mentre Balthaus enfatizza l'assenza, Hölzl riempie il vuoto, non per colmarlo, ma per rivelarne la permeabilità. È un gioco di corrispondenze: la memoria minerale dell'uno, la memoria vitale dell'altro.

Daniel Hölzl si è laureato alla Kunsthochschule Berlin-Weißensee, dove ha studiato progettazione spaziale e scultura ambientale. Il suo lavoro trae ispirazione tanto dalle pratiche artigianali quanto dall'ingegneria flessibile. Utilizza tecniche di cucito industriale, modelli CAD (progettazione assistita da computer) e modellazione parametrica per anticipare le deformazioni strutturali. Le cuciture volutamente visibili diventano un motivo artistico distintivo a sé stante. 

Berlino, città in perpetuo mutamento, funge da sfondo ideale per quest'opera. La sua urbanistica frammentata, i suoi interstizi e i suoi vuoti fertili si riflettono nell'opera di Hölzl. Si pensi alle terre desolate del Tempelhofer Feld, alle utopie logistiche di collettivi come Raumlabor, o ai rifugi improvvisati trasformati in spazi artistici. Qui, la città non è un insieme di edifici: è un'ecologia di flussi, perdite e trasmissioni.

In questa struttura morbida e mutevole, si può anche percepire l'eredità di Gordon Matta-Clark, con i suoi tagli anarchici in un'architettura rigida, o di Tatiana Bilbao e i suoi progetti aperti. L'opera di Daniel Hölzl, tuttavia, assume una piega più organica. Il materiale non è semplicemente poroso; è permeabile all'altro, al visitatore, al clima. L'aria ambientale diventa parte della scenografia.

Con Cicli morbidiHölzl non immagina un futuro utopico; propone una ventata di aria fresca. Si allontana dal dogma della sostenibilità come persistenza, rendendola una questione di cicli e metamorfosi. Ci ricorda che costruire può anche significare piegare, smantellare e riutilizzare.

In mostra fino al 29 settembre 2025 alla Berlinische Galerie, Cicli morbidi È un'esperienza da vivere lentamente, come l'avvicinarsi di un respiro. È un'architettura fugace, come la nebbia che traccia su una finestra l'immagine effimera di un mondo che cambia.

Cicli morbidi
Berlinische Galerie
Alte Jakobstraße 124-128, Berlino (Germania)
Fino al 29 settembre 2025

berlinischegalerie.de

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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