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"Deserti": un viaggio alla scoperta di queste affascinanti regioni aride

Dal Sahara all'Antartide, passando per i deserti di Sonora, Atacama e Gobi, il Museo Nazionale di Storia Naturale ci invita a una (ri)scoperta istruttiva di questi ambienti dalle condizioni estreme.

Svalbard artica – Pubblico dominio

Sabbia, roccia, sale e ghiaccio: l'istituzione parigina ci immerge in una varietà di deserti presenti in ogni continente. Come sottolinea il team multidisciplinare del museo responsabile dell'allestimento di questa mostra: "Oggi occupano un terzo della superficie terrestre e hanno tutti in comune il fatto di essere ambienti aperti, esposti all'aridità e alle temperature estreme." L'approccio trasversale di questa mostra pone in primo piano l'adattamento degli esseri viventi, sia esso morfologico, fisiologico o comportamentale.   

Il museo ci trasporta così in diversi panorami: i paesaggi sabbiosi del Sahara (Africa), Sonora (Messico), Atacama (Cile), Gobi (Mongolia); le zone polari (Artico, Antartico, Islanda); le regioni salate (Makgadikgadi Pan in Botswana, Salar de Uyuni in Bolivia, Grand Rann di Kutch in India) e le terre rocciose (Paria Canyon-Vermilion Cliffs Wilderness nello Utah…).  

Outback australiano © 75Law CC BY

Aree di esplorazione

Come ricordano gli organizzatori, da milioni di anni esemplari di biodiversità (animali e piante) si sono adattati ai rispettivi ambienti, inizialmente "ostili alla vita", per evolversi e vivere in simbiosi. "Scopriamo così la strategia della lucertola cornuta o del cactus per sfruttare la minima goccia d'acqua, il segreto della formica argentata per resistere al caldo intenso o ancora l'arte del mimetismo della volpe artica." 

Lo spazio museale è un'esplorazione profonda di paesaggi, colori, materiali e luce. L'approccio curatoriale considera anche l'elemento umano, che vive in questi ambienti tra "trasformazione ambientale" (creazione di oasi) e "mobilità". 

Questa competenza scientifica offre ai ricercatori la possibilità di condividere la propria esperienza sul campo. Mentre il clima secco può essere favorevole "alla conservazione di meteoriti, fossili o reperti archeologici", o mentre i paesaggi aperti "facilitano le scoperte", questi ambienti desertici diventano principalmente osservatori e testimoni ideali della crisi climatica. 

Fragilità degli spazi

Purtroppo, per quanto magnifici possano essere, sono tutti sempre più indeboliti dall'azione umana. “La maggior parte dei deserti caldi si sta espandendo, mentre i deserti polari tendono a scomparire. Tra le cause figurano il cambiamento climatico, il lento degrado del territorio legato allo sfruttamento intensivo, il progressivo esaurimento delle falde acquifere, l'estrazione su larga scala di risorse minerarie…” sottolinea e riafferma con tristezza il museo. 

In questa panoramica, la mostra offre una prospettiva scientifica, ludica ed estetica, in cui le minacce che affliggono questi fragili ecosistemi costituiscono il tema centrale. Quasi 200 esemplari e oggetti diversi sono esposti nello spazio culturale, accompagnati da proiezioni e installazioni meccaniche e multimediali. Tra questi, mappe, modelli tattili di dune, una collezione di sabbie provenienti da deserti di tutto il mondo e campioni mineralogici scolpiti dagli elementi. 

"Proponendo questa riflessione a lungo termine"spiega Gilles Bloch, presidente dell'istituzione, "Il Museo è al centro della sua missione di servizio pubblico: suscitare meraviglia e curiosità riguardo a questi complessi ecosistemi, ma anche trasmettere conoscenze affidabili per difendere una vera etica per il pianeta."

Dromedario – Camelus dromedarius – Pubblico dominio

Deserto del Namib© Roburq – CC BY-SA

"Deserti"
Museo Nazionale di Storia Naturale
Grande Galleria dell'Evoluzione – Giardino Botanico
36, rue Geoffroy-Saint-Hilaire, Parigi 5
Dal 2 aprile al 30 novembre 2025 

mnhn.fr

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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