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Flora Yukhnovich: quando l'eccesso diventa leggerezza

Alcuni artisti si avvicinano alla storia dell'arte come a un territorio sacro, percorrendola con cautela, mentre altri la percorrono con vorace libertà, esplorandone gli angoli nascosti per scovarne un'inaspettata brillantezza. Flora Yukhnovich appartiene a questa seconda stirpe: una che non teme né la profusione né l'eccesso, e che sa che tra le pieghe barocche del passato si cela ancora la possibilità di un presente intenso, saturo di colore ed emozione. Ciò che estrae dai secoli passati, non lo riproduce mai; lo mette in moto, lo disturba, lo libera.

In "Bacchanalia", la sua prima mostra personale a Los Angeles, Yukhnovich ha scelto di confrontarsi con un mito antico quanto le feste che celebra: il baccanale, la sua furia, i suoi eccessi, la sua ebbrezza. Non dipinge la festa in sé; illustra il momento in cui si intensifica, quando i contorni si sgretolano, quando la voluttà inizia a tremare. Le sue tele sono vaste distese di colore che si innalzano come maree sensoriali. Nulla è fisso; tutto fluttua, migra, scompare e ritorna. L'occhio cerca un centro, ma il dipinto lo sposta costantemente, come una musica troppo vibrante per essere confinata in una singola nota.

In Festa negli Stati Uniti (2025), inizia con una figura familiare: la "Torch Lady" del logo della Columbia Pictures. Ma di essa rimane solo un soffio, un barlume sbiadito, il fantasma di un simbolo diventato troppo visibile per avere ancora un significato. Al suo posto, la tela si espande in nuvole barocche, esplosioni dorate e flussi di pastello dove lo spettacolo si consuma. Il formato Cinemascope rimane come un cenno discreto al potere delle immagini che ci governano, ma Yukhnovich sembra suggerire che anche le icone più solide possano liquefarsi sotto l'influsso del desiderio e della materia.

Il suo metodo compositivo è di per sé un rituale. Prima di ogni tela, assembla frammenti di immagini su grandi pannelli: un drappeggio di François Boucher, una fotografia ipersatura, una pubblicità quasi kitsch, un dettaglio di un dipinto barocco. Non è un processo di citazione, ma di fermentazione. Queste immagini si macerano insieme, perdono i contorni, per poi rinascere in una nuova forma quando il pennello le afferra. Nel dipinto finito, nulla è riconoscibile, eppure tutto risuona: come se la memoria dell'arte si dissolvesse in sensazioni.

L'eccesso è il suo linguaggio. Lo straripamento, il suo ritmo. In "Bacchanalia", rivisita la figura di Eliogabalo, il giovane imperatore romano che si dice seppellisse i suoi ospiti sotto montagne di petali di rosa. Non per illustrare una scena del passato, ma per estrarne l'essenza: la bellezza sull'orlo del soffocamento, l'eleganza che minaccia di sprofondare nel caos. Pensa anche a Rose di Eliogabalo (1888) di Lawrence Alma-Tadema, un sontuoso dipinto da lui stesso in un eccesso presunto: migliaia di rose fatte arrivare appositamente dalla Francia per dare sostanza alla sua visione.

Yukhnovich contempla queste storie con tenero distacco. Ciò che lo interessa non è la leggenda in sé, ma ciò che, nella sovrabbondanza dei motivi, ne fa vacillare il significato: quando la ripetizione svuota il simbolo, quando ciò che avrebbe dovuto incarnare l'ordine inizia a disfarsi. I suoi dipinti catturano proprio questo punto di svolta. Non raffigurano l'eccesso: ne sono l'esperienza stessa, un'onda che travolge lo sguardo, lo seduce, lo perde e poi lo abbandona di fronte a una bellezza in via di dissolvenza.

Questa mostra segna un momento cruciale nella sua carriera, coincidendo con la presentazione di "Four Seasons" alla Frick Collection di New York, in stretto dialogo con François Boucher. Flora Yukhnovich prosegue così il suo singolare confronto con la storia: non come eredità, ma come materia viva e mutevole, sempre pronta a essere reinventata. In "Bacchanalia", dimostra che la pittura può ancora essere fonte di ebbrezza, energia e rivelazione, e che al centro di questo tumulto, qualcosa continua a risuonare: fragile, sontuoso, selvaggio.

“Flora Yukhnovich: Baccanali”
Hauser & Wirth Centro di Los Angeles 
901 East 3rd Street, Los Angeles (Stati Uniti)
Fino al 18 gennaio 2026

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