A Bruxelles, la galleria Maruani Mercier presenta "The Space In Between", una mostra in cui la pittura dialoga con l'intelligenza artificiale, in un proficuo gioco tra mito e realtà.


Per Von Wolfe – il cui vero nome è Wolfe von Lenkiewicz – la pittura non è mai una mera superficie, ma un campo di tensioni dove l'intimo si apre all'enigmatico. Con "The Space In Between", presentato alla galleria Maruani Mercier, l'artista britannico esplora l'intermedio, questo spazio fluttuante dove uomo e macchina si osservano e si contraddicono, dove la realtà è intrisa di irrealtà. Lungi dall'utilizzare l'intelligenza artificiale come una semplice macchina per la creazione di immagini, Von Wolfe la rende un interlocutore imprevedibile, riversando visioni ibride, proposizioni assurde o inquietanti. Da questo flusso, trattiene momenti di particolare intensità psichica, che poi rielabora a olio con precisione classica. Nasce così un nuovo realismo mitico, nutrito sia dall'approccio istintivo del pittore sia dall'inconscio della macchina.
Le sue figure, spesso femminili, si ergono in interni austeri o in paesaggi stranamente familiari, accompagnate da oggetti intriganti: una casa in miniatura in fiamme, un treno traballante, un pesce in una boccia sovradimensionata. Sembrano voler dire qualcosa senza mai rivelare il loro significato, sospese in una radicale ambivalenza. Lo stesso Von Wolfe lo riconosce: non sono simboli, ma presenze che sfidano ogni interpretazione fissa. Ogni tela diventa allora un fragile teatro, dove la legge di gravità si piega alla psiche. Fiamma d'oro, L'ombra della figura diventa autonoma, mentre il fuoco in miniatura si congela in un'immobilità improbabile. Viaggio segreto Una donna volge lo sguardo verso di noi, imperiosa e vulnerabile al tempo stesso, mentre un piccolo treno erutta fumo su un binario incompiuto. Più avanti, scopriamo corpi languidi adornati da collane di perle, che guardano un treno a vapore, o una donna che naviga da sola su una barca circondata dalle fiamme, e un'altra che cavalca un pesce dorato fuggito da una gigantesca boccia. Ogni immagine rivela l'incrinatura della realtà, l'apertura verso l'inquietante.


Von Wolfe concepisce la sua pratica come una conversazione tra medium, pittura e intelligenza artificiale. “Non considero questi due medium gerarchici: per me sono più come una voce e un’eco, o un corpo e un’ombra,” afferma, aggiungendo: "Non collocherei l'ombra in una posizione inferiore semplicemente perché priva della fisicità del corpo, né l'eco come strumento meno bello e meno potente della voce." Il suo lavoro nasce da questo intreccio, in un mondo in cui le certezze si stanno erodendo.
Nato nel 1966 e con alle spalle numerose esposizioni al Musée du Quai Branly di Parigi, all'Ateneum di Helsinki e alla Saatchi Gallery di Londra, l'artista segna ora una tappa fondamentale della sua carriera a Bruxelles. Con "The Space In Between", Von Wolfe presenta un dipinto profondamente radicato nel nostro tempo: un'epoca di ibridazioni, realtà mutevoli e narrazioni incerte che, lungi dal collassare, trovano in questo spazio intermedio un rinnovato potere mitico.
"Lo spazio intermedio"
Galleria Maruani Mercier, Avenue Louise 430, Bruxelles (Belgio)
Dal 4 settembre al 18 ottobre 2025












