Le risate si congelano, il trucco cola, la festa rivela i suoi lati più oscuri. Per Elias Izoli, pittore siriano nato a Damasco nel 1976, il circo è tutt'altro che una forma di intrattenimento innocua. È una potente metafora delle nostre vite: un luogo dove tutto trema, dove l'equilibrio è precario, dove i sorrisi mascherano a malapena la paura.


Elias Izoli, Senza titolo, 2025, acrilico e collage di carta su tela, 100 x 85 cm
Dopo una lunga pausa imposta dalla guerra in Siria, Izoli torna alla pittura. La sua mostra "Inside Out '25", presentata alla Galleria Ayyam di Dubai, segna un ritorno di grande impatto. Il suo stile distintivo è ancora presente: volti permeati da una malinconia ipnotica, catturati con un'intensità che cattura lo sguardo dello spettatore. Ma questa volta, è il mondo del circo a dominare la scena. Clown, acrobati, maghi – figure solitamente associate alla gioia – si trasformano in testimoni di un mondo in cui la leggerezza non esiste più senza gravità.
Sotto i colori vivaci dei costumi, si legge la stanchezza. Dietro i movimenti esperti dei giocolieri, si percepisce la lotta quotidiana per rimanere in piedi. Izoli non dipinge artisti da fiera; dipinge esseri umani la cui sopravvivenza è paragonabile a un gioco di equilibrismo. Ogni tela giustappone illusione e verità: gli orpelli dello spettacolo si incrinano, rivelando vulnerabilità. Lo spettatore si trova di fronte a figure che non possono né fuggire né fondersi in una realtà più dolce.


Elias Izoli, Senza titolo, 2024, acrilico e collage di carta su tela, 180 x 140 cm
Dal punto di vista tecnico, Izoli lavora in uno spazio liminale. Le sue opere sono ibride: pittura tradizionale e collage si sovrappongono. Frammenti di tela diventano come pezzi di un'identità frantumata, ricomposti al meglio. Si percepisce in questo metodo un'allusione alle sue esperienze di vita, ma anche un'estetica della rottura. È una pittura che non cerca la perfezione, ma la verità che i difetti rivelano.
Elias Izoli fa parte di una stirpe chiaramente riconosciuta: quella di Louay Kayyali, un grande pittore siriano del XX secolo.e secolo, di cui adotta toni tenui e forme fluide. Ma laddove Kayyali raffigurava figure segnate dallo status sociale, Izoli spinge ulteriormente l'analogia con il nostro tempo. Così, il suo clown ispirato al Salvator Mundi Leonardo da Vinci non è più un salvatore, ma un jolly, una carta instabile capace di capovolgere tutto. Con questa ironica strizzatina d'occhio, l'artista sottolinea come le nostre icone odierne oscillino tra il sacro e il ridicolo.
Fin dagli esordi, Izoli ha esplorato incessantemente la malinconia. Essa permea gli sguardi, le posture, la tavolozza dei colori. Persino i suoi clown, pensati per incarnare la risata, portano dentro di sé una pesante nostalgia. Lo spettatore è catturato da questo paradosso: crede di assistere a uno spettacolo e invece scopre una confessione. Si aspetta di sorridere e invece si ritrova a provare compassione.
Ciò che è così toccante nell'arte di Izoli è il suo stretto legame con il nostro fragile equilibrio. I suoi personaggi non sono semplicemente siriani, né semplici artisti circensi. Ci parlano di un'umanità condivisa, della sensazione che gioia e dolore siano intrecciati. Ognuno di loro destreggia le proprie ansie, camminando su una corda tesa di diversa intensità. Ed è qui che risiede la potenza della sua opera: nella capacità di trasformare un'esperienza intima in uno specchio universale.


Elias Izoli, Senza titolo, 2025, acrilico e collage di carta su tela, 100 x 85 cm


Elias Izoli, Senza titolo, 2024, acrilico e collage di carta su tela, 123 x 102 cm
"Inside Out '25"
Galleria Ayyam
B11, Viale Alserkal
Via 8, Al Quoz Industrial 1, Dubai (Emirati Arabi Uniti)
Fino al 7 novembre 2025








