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Marina Perez Simão: Astrazione come territorio 

A Tokyo, Marina Perez Simão presenta un corpus di dipinti recenti che confermano l'affermazione di un linguaggio pittorico ormai saldamente radicato tra le voci più autorevoli dell'astrazione contemporanea. Realizzate tra il 2024 e il 2025, le sue tele sono un'estensione della sua ricerca in cui il paesaggio non è più un motivo da riconoscere, ma una struttura mentale, una modalità di organizzazione della percezione e dello spazio.

Simão, Marina Perez, Senza titolo, 2024, n. 96667

In questa nuova serie, gli orizzonti si moltiplicano, si frammentano e si spostano. La tela diventa un campo aperto, a volte instabile, che invita lo spettatore a riconsiderare i propri punti di riferimento. Questa rottura dell'asse paesaggistico tradizionale fa parte del vocabolario artistico di Marina Perez Simão, ma qui assume una dimensione più pronunciata. Verticalità e orizzontalità interagiscono per ridefinire il flusso interno dell'immagine e creare un'esperienza immersiva.

Il colore gioca un ruolo centrale. L'indaco domina la serie, riecheggiando la tradizione giapponese della tintura, ma soprattutto fungendo da base cromatica strutturante. Rossi e rosa vengono poi applicati a questa tonalità profonda con pennellate rapide e ampie, creando aree di intensità che punteggiano ritmicamente la superficie pittorica. La luce non emana mai da un punto specifico: sembra emergere dal materiale stesso, come se la tela irradiasse dall'interno.

Il processo di lavorazione rimane rigoroso. Disegni, acquerelli e studi precedono ogni tela, garantendo una struttura coerente nonostante l'apparente spontaneità del gesto. Attenta alla storia senza mai sottomettersi ad essa, Marina Perez Simão ne assorbe le influenze per trasformarle. Nella sua mostra a Tokyo, esplora un paesaggio che non descrive nulla, ma piuttosto orchestra un'esperienza fatta di tensioni, vibrazioni e ritmi interiori. Queste opere segnano una tappa significativa, affermando una nuova maturità pur mantenendo l'elemento dell'ignoto che costituisce la forza della sua pittura.

Marina Perez Simão
 Galleria Pace
Azabudai Hills Garden Plaza 1F, Tokyo (Giappone)

Simão, Marina Perez, Senza titolo, 2024, n. 96666

Da un paesaggio espanso a un paesaggio frammentato

Passando dalle tele di Marina Perez Simão a quelle di Noa Gosley, troviamo un punto in comune: entrambe impiegano l'astrazione per trasformare la memoria in un paesaggio interiore. Tuttavia, le loro opere si distinguono per basi cromatiche ed emotive contrastanti. Laddove la prima dispiega vasti orizzonti, strutturati da colori profondi e decisi, la seconda predilige una tavolozza più tenue, composta da rosa tenui, blu calmi e bordeaux discreti, che evocano i vigneti della sua infanzia a Bordeaux.

Questo gioco di echi e contrasti giustifica il loro rispecchiamento: due artisti, due traiettorie, due modi di abitare l'astrazione, ma la stessa esigenza di dipingere ciò che i paesaggi lasciano in noi – non come un'immagine, ma come una sensazione persistente.

Simão, Marina Perez, Senza titolo / Sem T.tulo, 2025, n. 95592

Noa Gosley: memoria frammentata, un paesaggio interiore in divenire

Nell'opera di Noa Gosley, il paesaggio non appare mai come mero scenario, ma come una reminiscenza in divenire. Nata a Bordeaux nel 1999 e ora residente in Israele, l'artista sviluppa un'astrazione che si nutre di dislocamento e coesistenza di molteplici luoghi e tempi. La sua pittura diventa uno spazio di negoziazione tra ciò che rimane e ciò che si trasforma.

Le sue tele prendono vita per frammenti, per strati successivi, come se la memoria rifiutasse ogni fissazione definitiva. Curve flessuose, linee sobrie e aloni cromatici compongono un vocabolario visivo che deve tanto al disegno quanto alla scrittura. Ogni gesto sembra corrispondere a un pensiero in via di formazione, a un tentativo di trattenere ciò che, per sua stessa natura, ci sfugge.

I ricordi d'infanzia sono una materia prima mutevole: un cielo intravisto troppo presto per essere identificato con chiarezza, una facciata di Bordeaux, una sensazione luminosa. Questi frammenti non tornano mai immutati; si sovrappongono, si distorcono, si erodono, formando una fragile mappa emotiva. La pittura diventa un luogo in cui la memoria oscilla tra apparizione e scomparsa.

Il colore funge da guida. La tavolozza di Noa Gosley – rosa pallido, blu tenui, bordeaux intensi – funziona come un registro emotivo. Ogni tonalità cerca di catturare un'emozione prima che questa svanisca di nuovo. La materialità della pittura, esaltata dall'uso del pastello, della stampa o del ricamo, conferisce alle sue opere una presenza quasi tattile, come se il passato conservasse ancora un peso fisico.

Per Noa Gosley, l'incertezza non è una mancanza, ma un punto di forza. La sua pittura, in continua evoluzione, trasforma la fragilità in territorio e rende il paesaggio interiore uno spazio vivo e aperto, in continua reinvenzione.

noagosley.com

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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