Beatriz González e la vita dopo la morte delle immagini

"L'arte esprime ciò che la storia non può." Per Beatriz González, quest'idea non è mai stata solo una formula, ma un vero e proprio metodo. Ora che la sua prima mostra personale nel Regno Unito – e la più grande organizzata in suo onore in Europa – mette in luce l'ampiezza del suo lavoro, la sua arte appare più che mai essenziale per comprendere il potere delle immagini.

Per oltre sei decenni, Beatriz González (1932-2026) ha trasformato la nostra comprensione della circolazione delle immagini tra politica, memoria e vita quotidiana. Artista, storica dell'arte, curatrice e insegnante, conosciuta in Colombia come "la maestra", ha costruito un linguaggio artistico al tempo stesso diretto, inquietante e profondamente umano. 

Con oltre 150 opere, la mostra dimostra come, attraverso la sperimentazione con molteplici media, González abbia costantemente sfidato le gerarchie di valore attribuite a specifiche forme d'arte o culture. L'esposizione abbraccia un'ampia gamma di pratiche: da dipinti e oggetti scultorei a interventi su mobili e monumentali tende stampate. 

A partire dagli anni Sessanta, l'artista colombiana comprese un concetto fondamentale: le immagini non si limitano a documentare la realtà, ma ne plasmano la memoria. I giornali, in particolare, la affascinavano. Per González, la fotografia giornalistica non era semplicemente una registrazione degli eventi di attualità, ma diventava un oggetto culturale capace di fissare nella memoria collettiva narrazioni di potere, tragedia o spettacolo.

La sua serie iconica I suicidi di Sisga (1965) – tre dipinti che reinterpretano una fotografia di giornale raffigurante la tragica morte di una giovane coppia vicino a Bogotá – illustra perfettamente questo approccio. Ma González non si limita a riprodurre l'immagine: la trasforma attraverso superfici piatte di colore vibrante e forme semplificate, creando un'opera sospesa tra satira ed elegia. La notizia diventa così una riflessione su come le tragedie si trasformano in rappresentazioni.

Questa trasformazione è centrale nella sua pratica. González ritorna regolarmente a immagini già radicate nell'immaginario collettivo – ritratti politici, scene di lutto nazionale, frammenti di storia dell'arte – che reinterpreta attraverso una riconoscibile tavolozza di verdi acidi, gialli e rosa. Sebbene i suoi dipinti possano apparire semplici a prima vista, quasi giocosi, racchiudono in sé un'inquietante ambiguità e il ricordo persistente della violenza che ha permeato la storia colombiana.

Dagli anni '1970 in poi, il suo lavoro si è gradualmente esteso oltre la tela. I motivi sono apparsi anche su mobili, oggetti domestici e superfici decorative, che sono diventati i supporti per quelle che lei chiamava "interventi". Opere come Kennedy (John Fitzgerald) (1971) – smalto su un mobile in metallo raffigurante il presidente democratico assassinato – ​​oppure Decorazione d'interni (1981) – una tenda stampata raffigurante il presidente colombiano a una festa, che denuncia l'uso dello spettacolo per distogliere l'attenzione dalla brutalità – trasforma media inaspettati in memoria politica. La casa diventa così uno spazio in cui la storia pubblica viene silenziosamente iscritta.

Dopo il 1985, il tono artistico di González si è evoluto, passando dalla critica satirica a una pratica di testimonianza della violenza, come nell'opera Sepoltura presso il Museo Nazionale (1991) dove assembla immagini provenienti da diverse fonti per comporre scene di brutalità surreale, quasi mitica. Utilizza anche installazioni pubbliche monumentali per evocare i traumi della Colombia, come il suo intervento site-specific su larga scala. Aure Anonime (2007-2009) che rende omaggio alle vittime, spesso anonime, del prolungato conflitto armato nel paese. Tuttavia, González raramente raffigura la violenza frontalmente, prediligendo la ripetizione, la stilizzazione e il colore: tecniche visive che creano distanza e al contempo amplificano l'impatto emotivo delle immagini.

Questa mostra è accompagnata da un libro pubblicato da Prestel, dedicato a questa straordinaria opera. Riccamente illustrato con oltre 300 riproduzioni, il volume colloca la pratica artistica di González all'interno della storia politica e culturale della Colombia, evidenziandone al contempo la portata internazionale. Saggi di Estrella de Diego, Cecilia Fajardo-Hill, Julieta González, Lotte Johnson, Diego Chocano e Miguel A. López analizzano come l'artista abbia sovvertito le gerarchie visive, muovendosi con disinvoltura tra mass media, cultura popolare e storia dell'arte. Contributi di artisti come Luis Caballero, Amalia Pica e José Alejandro Restrepo testimoniano inoltre la sua duratura influenza.

Oggi, il lavoro di Beatriz González appare straordinariamente attuale. In un mondo saturo di immagini, dai notiziari ai social media, ci ricorda che le immagini non sono mai neutre. Accumulano significati mentre circolano, portando con sé tracce di potere, memoria e storia. 

Ciò che l'artista rivela, con notevole coerenza, è che la vita successiva delle immagini può talvolta essere più potente degli eventi che un tempo documentavano.

“Beatriz González”

Galleria d'arte – Centro Barbican
Via della Seta, Londra (Inghilterra)

barbacan.org.uk

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