Hurvin Anderson alla Tate Britain, tra i Caraibi e l'Inghilterra.

Benvenuti nei Caraibi, 2005. © Hurvin Anderson.

Dal 26 marzo al 23 agosto 2026, la Tate Britain dedica un'importante mostra al pittore britannico Hurvin Anderson. Nato a Birmingham nel 1965 da genitori giamaicani, l'artista si è affermato come una delle voci più singolari della pittura britannica contemporanea, intessendo da oltre venticinque anni un dialogo visivo tra la sua eredità caraibica e le sue radici nelle Midlands inglesi.

Muro di calcare. 2020 © Hurvin Anderson. Per gentile concessione dell'artista e della Thomas Dane Gallery. © Foto di Richard Ivey.

Un dipinto in bilico tra memoria e paesaggio.

L'opera di Hurvin Anderson si sviluppa all'incrocio di diversi mondi: i barbieri afro-caraibici della sua infanzia, i country club giamaicani ereditati dal periodo coloniale, i giardini e i paesaggi tropicali intravisti durante i suoi soggiorni in Giamaica, ma anche interni domestici e scene urbane britanniche. Le sue pennellate, spesso costruite con strati trasparenti e griglie sovrapposte, sfumano costantemente il confine tra figurazione e astrazione, tra memoria e osservazione diretta.

Questa retrospettiva alla Tate Britain ci permette di misurare l'evoluzione di questo approccio nell'arco di quasi tre decenni, attraverso una selezione di opere emblematiche.

Taglio a taglio, 2024. © Hurvin Anderson. Per gentile concessione dell'artista e della Thomas Dane Gallery. © Foto Richard Ivey

Opere chiave del viaggio

Tra le opere più significative in mostra spicca Hollywood Boulevard (1997), una delle prime tele esposte, che riflette gli esordi dell'artista. Sono inoltre presenti Welcome: Carib (2005) e Maracas III (2004), due opere in cui motivi decorativi e architettura caraibica tradizionale diventano pretesto per giochi di trasparenza e sovrapposizioni pittoriche.

La serie dedicata ai barbieri occupa un posto centrale nel lavoro dell'artista, un tema che egli esplora fin dai primi anni 2000 come spazio che definisce la società e l'identità. Country Club: Chicken Wire (2008) e Peter's Sitters II (2009) illustrano questa vena, così come Beaded Curtain (Red Apples) (2010), dove le tende di perline tipiche degli interni giamaicani strutturano la composizione in un gioco di veli colorati.

La mostra include anche Jersey (2008), che fa parte delle collezioni della Tate dal 2009, nonché opere più personali come Grace Jones (2020) e Limestone Wall (2020), provenienti da collezioni private, che mostrano la recente evoluzione della sua tavolozza e del suo stile.

Uno dei dipinti più apertamente politici della mostra, Is It OK To Be Black? (2015-16), commissionato per il 70° anniversario della Arts Council Collection, affronta direttamente le questioni della rappresentazione e dell'identità dei neri britannici: un titolo che da solo riassume le tensioni al centro di tutta l'opera di Anderson.

Infine, un'opera più recente, Shear Cut (2023), conclude il percorso e testimonia la vitalità sempre rinnovata della sua pratica.

Rete metallica per pollai del Country Club2008. © Hurvin Anderson. Per gentile concessione dell'artista e della Thomas Dane Gallery. © Foto di Richard Ivey.

Perché visitare questa mostra?

Questa retrospettiva alla Tate Britain offre una rara opportunità di cogliere appieno il percorso di un artista che ha trasformato lo spazio culturale intermedio – tra Birmingham e la Giamaica, tra la memoria familiare e il paesaggio reale – in un linguaggio pittorico a tutti gli effetti. Articolando motivi decorativi, elementi architettonici e ricordi personali, Hurvin Anderson offre una riflessione sensibile su identità, diaspora e appartenenza che risuona ben oltre il contesto strettamente britannico.

Maracus III, 2004. © Hurvin Anderson. Per gentile concessione dell'artista e della Thomas Dane Gallery. © Foto di Richard Ivey.

Tate Britain

Millbank, Londra SW1P 4RG, Regno Unito

Dal 26 marzo al 23 agosto 2026

tate.org.uk

Esperienze e una cultura che ci definiscono

Non perderti nessun articolo

Iscriviti alla nostra newsletter