Alla Ruttkowski Gallery, 68, la pittrice australiana residente a New York presenta la sua quarta mostra personale, in cui carne, sguardo ed evasione compongono un dramma intimo. Una meditazione sensuale sull'atto stesso del guardare.


Ellen Antico, iridescente, 2026
Nella nuova serie di Ellen Antico c'è qualcosa di rubato. Come se un flash avesse catturato, nel bel mezzo di un baccanale, un'assemblea di corpi cherubini che all'istante si congelano, si ritraggono o rispondono allo sguardo con disarmante audacia. Intitolata Sirene, la quarta mostra personale dell'artista alla galleria Ruttkowski; 68, presentata al numero 8 di rue Charlot nel quartiere Marais di Parigi, riunisce una ventina di tele dipinte a olio e carboncino, dove il colore trabocca, trema e si rifiuta di rivelare i suoi segreti.
Nata a Sydney nel 1989 e formatasi alla University of the Arts London, dove si è laureata nel 2019, Ellen Antico vive e lavora a New York. La sua opera trae ispirazione dalla pittura rinascimentale e dalla sensuale opulenza di Rubens, che reinterpreta attraverso una lente decisamente contemporanea. Celebra il corpo femminile in tutta la sua pienezza: carne generosa, arti intrecciati, pelle sicura. Sotto il suo pennello, queste figure si incontrano in un'intimità che è tanto un abbraccio quanto una lotta, un gioco quanto un rituale.
Il titolo, Sirene (‘sirene’) funge da soglia. Antico evoca queste creature mitologiche non tanto per il loro canto fatale, quanto per la loro ambivalenza: semivisibili, semisommerse, sospese tra apparizione e scomparsa. I volti della serie sembrano emergere in acque torbide, come se fossero intravisti nello specchio di una pozzanghera o sul fondo di un pozzo scintillante. Occhi, bocche, mani emergono con una nitidezza quasi caricaturale, punti sensoriali salienti in una nebulosa pittorica. Tutto il resto vacilla.


Ellen Antico, Rosalie, 2026
Questa tensione tra ciò che viene rivelato e ciò che viene celato pervade l'intera opera. Le linee sono frenetiche, quasi tracciate prima di essere dipinte. Il carboncino traspare attraverso l'olio, alludendo a schizzi, revisioni, studi anatomici incompiuti. Alcune aree della tela rimangono grezze, come se fossero state deliberatamente lasciate intatte. Antico abbraccia questa incompletezza come una scelta consapevole: lasciare che il dipinto respiri, permettere allo spettatore di completare mentalmente ciò che il pennello ha intenzionalmente sospeso.
Ciò che queste tele offrono all'occhio, lo riprendono immediatamente. Il critico americano Connor Goodwin, autore del testo della mostra, parla di una "cospirazione di corpi". L'espressione è azzeccata: le figure di Antico sembrano tramare tra loro, complici di un segreto che esclude lo spettatore. Alcune, catturate in un istante fugace, si immobilizzano in uno stupore infantile; altre incontrano lo sguardo con un'inquietante sicurezza di sé.
Sotto l'apparente leggerezza di queste scene, che potrebbero sembrare semplicemente la cronaca di una notte dissoluta, si cela una questione più seria. Antico indaga la lunga storia dello sguardo maschile sul corpo femminile nella pittura, senza mai giungere a una condanna diretta. Il suo approccio è più sottile: sposta il punto di vista. Concedendo alle sue figure il controllo sul proprio aspetto, permettendo loro di scegliere cosa rivelare e cosa nascondere, l'artista rimescola le carte della complicità tra spettatore e oggetto osservato.


Ellen Antico, L'innocenza della primavera, 2026
Nell'opera di Antico, la linea non è mai subordinata al colore; persiste, emerge e si rifiuta di scomparire sotto le velature. Questa coesistenza di disegno e pittura, ereditata dalle grandi botteghe del Cinquecento, conferisce a ogni tela una qualità di purezza e di perpetua costruzione. La tavolozza condivide questo stesso senso di flusso: rosa cenere, blu sbiaditi, ocra pallida e rari, vividi accenti – un rosso per la bocca, un nero per la pupilla – che fungono da punti focali in questa nebulosa colorata.
Sostenuta da una galleria che promuove una scena giovane e internazionale proveniente da Colonia, Düsseldorf, New York e Parigi, questa quarta mostra personale conferma l'unicità di un'artista che ha partecipato a NADA New York, EXPO Chicago, UNTITLED Miami e Art Brussels, e le cui opere circolano ora in collezioni private in Asia, Europa e nelle Americhe.
Uscendo dalla mostra, si porta con sé il ricordo di uno sguardo, o meglio, di uno scambio di sguardi. Le sirene di Antico non cantano per attirare; cantano affinché le ascoltiamo in modo diverso. E il loro richiamo, stranamente, persiste.
Informazioni pratiche
Ellen Antico, Sirene
Dal 24 maggio all'21 giugno 2026
Galleria Ruttkowski; 68
8 rue Charlot, 75003 Parigi


Ellen Antico, Questo è per sempre 1, 2026


Ellen Antico, Sotto l'ala, 2026








