Swiss Made

Max Bill, Ugo Rondinone, Meret Oppenheim, John Armleder e gli altri

Come i suoi diversi paesaggi, l'arte svizzera possiede qualcosa di indefinibile, una certa qualità inquietante e al tempo stesso distintiva. Pertanto, l'espressione scelta dalla nuova galleria Gagosian per riunire i principali artisti svizzeri, "Swiss made", appare particolarmente appropriata. Lontana dall'immagine da cartolina di una Svizzera incontaminata e pittoresca, la mostra, sulla scia di "Visionary Switzerland" presentata da Harald Szeemann nel 1992 alla Kunsthaus di Zurigo, cattura con efficacia quella "piccola follia" quotidiana e quella inclinazione un po' iconoclasta e anticonformista caratteristica dell'arte svizzera. Dai improbabili paesaggi fluttuanti di Ferdinand Hodler (1853-1918) all'Horror vacui (orrore del vuoto) messo in scena negli spazi saturi e ossessivi di due dei più celebri rappresentanti dell'Art Brut: Adolf Wölfli e Aloïse Corbaz. Mask-faces and other Heads in the Making, che fondono la macchia e la linea di Paul Klee (intorno al 1920) con il volto raddoppiato di Urs Fischer (2022) – un grande pannello serigrafato su alluminio che mostra un volto con gli occhi chiusi incorniciato in primo piano, parzialmente mascherato dal frammento di un secondo volto, il tutto immerso in un bagno di ipnotico colore/luce arancione pop: l'arte di usare la stranezza e gettare sospetto sulle immagini con totale impunità…

Stéphanie Dulout

“Swiss made – Da Ferdinand Hodler a Urs Fischer” – Gagosian Galerie

Promenade 79, Gstaad (Svizzera)

Fino al 17 settembre

https://gagosian.com/exhibitions/2022/swiss-made-from-ferdinand-hodler-to-urs-fischer

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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