Con la mostra "Echoes from Copeland", presentata alla Gagosian Gallery di New York, Nathaniel Mary Quinn intreccia un dialogo tra la violenza del romanzo di Alice Walker e i suoi ricordi intimi. Dalle tele frammentate emerge un canto di speranza, dove il colore diventa un atto di redenzione.


Nell'opera di Nathaniel Mary Quinn, i volti frammentati e ricomposti non sono un mero effetto visivo: incarnano la persistenza delle ferite, l'impossibile unità tra storia e sé. La sua mostra "Echoes from Copeland" affonda le sue radici in La terza vita di Grange Copeland (1970), il primo romanzo di Alice Walker. Racconto implacabile di una famiglia afroamericana in Georgia, schiacciata dalla povertà e dal razzismo, il testo diventa per Quinn un serbatoio di immagini e risonanze.
In Studio per Grange Copeland (2025), il volto del mezzadro sopraffatto emerge da uno sfondo scuro, trafitto da lampi di rosa, giallo e arancione: tante fessure di luce che rifiutano di accettare il destino. In Studio di pittura e disegno per Down The River (2025), l'artista immagina un sogno di fuga per il figlio di Brownfield, una visione surreale di un altrove mai raggiunto. Queste deviazioni non attenuano la gravità del romanzo: al contrario, aprono brecce in cui l'utopia diventa un atto di sopravvivenza.


Quinn non si limita a citare Walker: attinge alla propria esperienza. Studio per Il Viaggiatore (2024) lo mostra, un giovane del South Side di Chicago, che sogna di sfuggire alla dura austerità delle case popolari. In Studio per Maria e la tenda rossa - La regina (2025), conferisce alla madre, figlia del Mississippi segregato, una dignità sovrana. Tra memoria familiare e memoria collettiva, l'artista afferma che ogni destino porta in sé l'eco di una storia più ampia.
I suoi "disegni-pittura" combinano la precisione del tratto con l'ampiezza pittorica. Il disegno struttura la frattura, il colore le infonde vita. Questa tensione conferisce all'opera una potenza singolare, tenendo insieme l'esplosione e l'impulso vitale. Erede di Bacon o Bearden, Quinn si distingue soprattutto come una voce contemporanea che rifiuta di lasciare che il dolore sia l'unico erede della storia.
Uscendo da "Echi da Copeland", si ha la sensazione di aver attraversato una galleria di volti feriti, eppure luminosi. Quinn non dipinge rassegnazione: dipinge la possibilità di un respiro, di una reinvenzione, di una luce che persiste nonostante tutto.
"Echi da Copeland"
Gagosian, 541 West 24th Street, New York (USA)
Dal 10 settembre al 25 ottobre 2025










