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MATTHIEU RONSSE: “HOTEL PRADO”

La scena artistica di Bruxelles è partita alla grande quest'autunno. La Galerie Templon inaugura la sua stagione con Matthieu Ronsse. In Belgio, questo pittore di Gand è noto per aver sfumato i confini tra astrazione e figurazione, tra Rembrandt e la cultura visiva contemporanea. Le sue tele assomigliano a campi di battaglia pittorici: emergono da gesti crudi, mostrano sagome spettrali e contengono frammenti di memoria. Eppure, questa è la sua prima esposizione alla Galerie Templon di Bruxelles.

Funny Horse Club

La mostra si intitola "Hotel Prado". Il nome evoca un hotel di Ostenda, la città costiera dove Ronsse vive e lavora. Ma qui non c'è alcun riferimento aneddotico. È una metafora: una stanza temporanea, uno spazio frammentario, un passaggio effimero. Per alcune settimane, l'artista offre uno sguardo sul suo mondo intimo, composto da una ventina di dipinti e installazioni recenti.

Rifiutando di presentare un allestimento museale o una narrazione elaborata, Ronsse trasforma la galleria in un'estensione del suo studio. L'apparente caos diventa poesia visiva. Le sue opere trasudano incompletezza, oscillando tra apparizione e scomparsa. L'immagine, mai statica, viene costantemente ricostruita.

Tazza del papà

Nell'opera di Ronsse, i maestri del passato non sono mai lontani. Rembrandt, Tiziano e Velázquez appaiono sullo sfondo, come spettri vigili. Ma questi riferimenti non sono semplici omaggi. Agiscono come "cavalli di Troia", per usare l'espressione del critico Guy Gilsoul, capaci di incrinare le nostre certezze mentali.

Accanto a queste prestigiose figure, l'artista evoca anche artisti contemporanei: gli americani Paul Thek e David Hammons, e il colombiano Oscar Murillo. Un mix sapiente e istintivo che testimonia l'eclettismo del suo vocabolario pittorico.

La mostra gioca con le proporzioni. Alcune tele occupano lo spazio in modo spettacolare: Nessuno nessun sogno (3,75 × 3,20 metri), Ultimo post per le barzellette (3 × 3 metri), o anche Funny Horse Club (3 × 3 metri).

Altri, più piccoli, invitano a un'intimità inquietante: Auto (40 × 30 centimetri), Ritratto di Louise (102 × 72 centimetri) o Le bugie di Dylan (72 × 102 cm). Che siano monumentali o discreti, tutti condividono lo stesso principio: lasciare visibili i segni del fare, le correzioni, gli incidenti. Qui, il dipinto si mostra nella sua nudità, con i suoi difetti e le sue rotture.

Ciò che colpisce nell'approccio di Ronsse è l'importanza che attribuisce al processo piuttosto che all'immagine finale. Il dipinto è allo stesso tempo supporto, traccia e strumento. Conserva i segni del gesto, gli accidenti deliberati, le sovrapposizioni imperfette. Nessuna mostra è mai veramente finita: le opere possono evolversi, trasformarsi. L'incompletezza è fertile; nutre la libertà creativa.

Questa libertà è anche un rischio. L'artista sceglie di mostrare ciò che di solito è nascosto: la goccia, l'errore, l'esperimento. Lo spettatore si trova di fronte a un dipinto che rifiuta la perfezione fissa per affermare una vitalità cruda e intuitiva.

Nato a Kortrijk nel 1981 e laureatosi alla Royal Academy of Fine Arts di Gand nel 2003, Matthieu Ronsse ha alle spalle una carriera di tutto rispetto. Le sue mostre personali si sono tenute al Roger Raveel Museum (Zulte, 2020), al Social Harmony (Gand, 2018), al Bonner Kunstverein (Bonn, 2010) e al Museum Dhondt-Dhaenens (Deurle, 2006). Ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive, tra cui lo SMAK di Gand (2025), Lille3000 (2014), la Sint-Baafs Kathedraal di Gand (2012) e la Biennale di Praga (2007). Le sue opere sono ampiamente diffuse in Europa e confermano il suo posto tra i pittori più distintivi della sua generazione.

Hotel Prado

« Matthieu Ronsse – Hotel Prado »

Veydtstraat 13, Bruxelles (Belgio)

Fino al 31 ottobre 2025

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