GRAND TOUR DEL SUD-EST ASIATICO, UN RACCONTO DI VIAGGIO DI MIGUEL GOMES

Quasi dieci anni dopo Le mille e una notte, il portoghese Miguel Gomes torna con un'epopea onirica incoronata con il premio alla miglior regia all'ultimo Festival di Cannes: Grand Tour.


Grand Tour. L'espressione è familiare agli storici. Evoca il grandioso viaggio iniziatico attraverso l'Europa intrapreso da giovani aristocratici e ricchi borghesi nel XVIII secolo alla scoperta della cultura e delle arti del mondo occidentale. Qui, è in Asia che Edward, l'eroe del film di Miguel Gomes, viaggia. Dalla Birmania al Giappone, passando per il Vietnam e la Cina meridionale, Edward parte senza meta e da solo, fino a perdersi nelle profondità di questo continente ancora in gran parte sconosciuto agli europei. Siamo in un'epoca passata, l'inizio del XX secolo, l'epoca del colonialismo. Girate in un superbo bianco e nero, le scene d'interni e i primi piani di Grand Tour evocano i film "esotici" hollywoodiani dell'età dell'oro, come Shanghai Express di Joseph von Sternberg. Tra queste scene, una voce fuori campo con testi di grande qualità letteraria spinge avanti la narrazione, mentre vediamo, a colori, immagini delle città che attraversa ai giorni nostri: Yangon, Saigon (oggi Ho Chi Minh City), Singapore. Immagini documentarie che svelano un altro Grand Tour in metropoli brulicanti, lontane dall'alta società cosmopolita e coloniale frequentata da Edward.

Poi, come in un romanzo di Hemingway, isolato dall'alcol e dalla febbre tropicale, Edward finisce per perdersi. Molly, sua moglie, si mette alla sua ricerca e il viaggio ricomincia. Ma le tappe e gli incontri sono diversi, perché lei è una donna e perché è determinata. Come in Tabu (2012), il cinema onirico di Miguel Gomes non è privo di una dimensione politica. Se inizialmente si rimane affascinati dalla bellezza delle sue immagini e dallo stile della sua narrazione – ma anche dalla formidabile musica che accompagna e scandisce il film e i suoi balletti urbani – Grand Tour non è poesia da camera. È una poesia aperta al mondo, che ci invita a vedere il Sud-est asiatico contemporaneo di fronte alla sua storia, come già avvenne per l'Africa in Tabu. Un mondo da vedere e su cui riflettere, ma soprattutto, come nei grandi racconti di viaggio di Alexandra David-Néel, Stefan Zweig o Stevenson, un invito al viaggio.

Il Grand Tour di Miguel Gomes
USCITA AL CINEMA IL 6 NOVEMBRE 2024

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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