quattro anni dopo La mano di Dio, che già rivisitava la sua infanzia napoletana, il più sgargiante dei cineasti italiani contemporanei resta in Campania per un affresco enigmatico, che racconta alcuni decenni della vita di una donna e di una città.

Il suo nome è Parthenope, come la sirena che si innamora di Ulisse nell'Odissea , e la cui statua si erge fiera in Piazza Sannazaro, nel cuore di Napoli. Nel 1950, lei – interpretata dalla modella italiana Celeste Dalla Porta al suo debutto cinematografico – ha vent'anni. È giovane e di una bellezza mozzafiato, così bella da far impazzire gli uomini, come la sirena che dà il nome al film. Ha la città ai suoi piedi, proprio come Toni Servillo, che regnava su Roma ne La Grande Bellezza di Sorrentino. Eppure, dietro il suo sorriso, nonostante l'opulenza delle feste a cui partecipa e la languore delle giornate napoletane, si cela una certa malinconia. Cosa desidera veramente Parthenope? Cos'è questa gravità che sembra permeare una vita così spensierata? Persino per chi le è più vicino, rimane incomprensibile. E poi, gli anni passano, Parthenope cresce, invecchia, e Napoli cambia. Le spensierate estati di Capri lasciano il posto alla rivoluzione che ribolle nelle strade povere della città. Ma il cuore di Parthenope resta impenetrabile.

Alla première di Cannes, molti spettatori sono rimasti turbati da questo personaggio enigmatico, il cui comportamento non è sempre facilmente spiegabile. Ma è proprio questo che rende questa eroina una figura cinematografica così accattivante. È difficile sapere se Partenope sia semplicemente una donna comune, con i suoi sogni e i suoi drammi. Sebbene molte scene la presentino come un mero oggetto dello sguardo maschile (e la regia manierista di Sorrentino enfatizzi fortemente l'erotismo della giovane donna), la vediamo anche soffrire la tragica morte del fratello e diventare un'intellettuale di spicco.

Al contempo, Parthenope è chiaramente una personificazione simbolica, un'allegoria della città di Napoli: questo decimo film è, infatti, l'ultima dichiarazione d'amore del regista alla sua città. La fotografia particolarmente pittorica di Daria D'Antonio (anch'essa napoletana), i colori caldi e i movimenti di macchina altamente stilizzati a cui Sorrentino ci ha abituati fin da Il Divo (2008) elevano questa città, già così presente nel cinema, da Viaggio in Italia di Rossellini a In pieno sole di René Clément.
Parthenope non sarà forse il film più politico o narrativo di Paolo Sorrentino, ma è certamente il più suggestivo, riuscendo a catturare l'atmosfera di Napoli in una versione misteriosa e idealizzata.

PARTENOPA DI PAOLO SORRENTINO
AL CINEMA IL 12 MARZO 2025








