SERIE ESTATE 2026, LA TELEVISIONE RICORDA

© La casetta nella prateria

L'estate 2026 si scatena con una valanga di serie, quasi tutte ispirate alla nostra memoria collettiva: prequel, reboot e adattamenti di film cult. Una breve panoramica di una stagione dedicata alla nostalgia, piattaforma per piattaforma.

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La casetta nella prateria

Su Netflix, la serie cult di Michael Landon rinasce dopo mezzo secolo. Rebecca Sonnenshine ne offre una versione più cruda e accuratamente documentata: l'idealizzazione è scomparsa, sostituita dalla dura realtà della vita dei pionieri nel territorio degli Osage, in Kansas, anziché a Walnut Grove. La famiglia Ingalls si trova ad affrontare difficoltà e dispute territoriali. Il pubblico ha accolto la serie con entusiasmo e una seconda stagione è già stata commissionata.

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Fortunato

Su Apple TV, la miniserie di Jonathan Tropper riunisce Anya Taylor-Joy sei anni dopo La regina degli scacchi . Interpreta una criminale pentita il cui passato la raggiunge, al fianco di Annette Bening e Timothy Olyphant. Solo sette episodi, ma una vetrina perfetta per la sua presenza magnetica.

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Prigioniero

Su Canal+ arriva il thriller di Matt Charman, sceneggiatore di Il ponte delle spie , presentato a Canneseries. Tahar Rahim è in fuga: un ex assassino d'élite diventato testimone scomodo, scappa con l'agente incaricato del suo trasferimento, Izuka Hoyle, braccato da una vasta rete criminale e da autorità corrotte. Due sconosciuti senza nulla in comune, un istinto di sopravvivenza condiviso, sei episodi fatti su misura per un inseguimento ad alta velocità.

© Prigioniero
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Pompei: Tom Hiddleston viaggia indietro nel tempo

Su Disney+, l'unica piattaforma che offre qualcosa di diverso dalla finzione, questa docu-fiction in tre episodi mescola ricostruzioni e indagini archeologiche per far rivivere le ultime ore della città, prima che il Vesuvio la seppellisse nel 79 d.C. Tom Hiddleston fa da guida e la serie propone una tesi inquietante: molte vittime avrebbero potuto sopravvivere.

Un elemento costante attraversa tutta questa produzione: la televisione si nutre della propria memoria e di quella del cinema. Si potrebbe lamentare questo continuo riproporre gli stessi temi; ma quando il riciclo assume la forma di Anya Taylor-Joy o Tahar Rahim, ci si sorprende di ritrovarsi a perdonarlo. Anche la nostalgia è un genere, e per di più fiorente.

© Pompei
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