TRE FILM DEL 77° FESTIVAL DI LOCARNO

Con un manifesto di Annie Leibovitz, il leggendario festival del cinema di Locarno, nel cuore del Ticino tra il Lago Maggiore e le Alpi, ha celebrato la sua 77a edizione dal 7 al 17 agosto. Ripercorriamo i nostri film preferiti delle tre selezioni del festival.

CENTOMILA MILIARDI DI VIRGIL VERNIER (CONCORSO INTERNAZIONALE)

Il cineasta francese si era già recato in Svizzera con il suo mediometraggio Sapphire Crystal (2020), che raccontava le peregrinazioni della gioventù dorata di Ginevra. Virgil Vernier, abituato al cinema ultrarealista, si è fatto conoscere con Mercuriales (2014) e Sophia Antipolis (2018) - dedicati rispettivamente alle omonime torri di Bagnolet e al parco tecnologico di Antibes. Questa volta è la costa di Monaco a interessare il regista. I giovani eroi di Centomila miliardi fantasticano su Monaco e sul suo lusso sfarzoso, sognando di entrare in palazzi e berline con i vetri fumé. Come sempre, Virgil Vernier racconta, senza disprezzo, la storia di una gioventù che nessun altro cineasta filma con tanta acutezza, realizzando ancora una volta un lungometraggio singolare, a metà tra il documentario e l'onirico.

Centomila miliardi © Petit Film

I SEMI DEL FICO SELVATICO DI MOHAMMAD RASOULOF (PIAZZA GRANDE)

Già presentato al Festival di Cannes, dove ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria - mentre molti pronosticavano la Palma d'Oro - il nuovo film del dissidente ora condannato all'esilio è uno dei capolavori del cinema iraniano degli ultimi anni. The Seeds of the Wild Fig Tree mescola sapientemente thriller e film politico. La situazione sociale iraniana, il movimento "Donne, vita, libertà" e la sua repressione, fanno inizialmente da sfondo alla trama, per poi penetrare nell'intimità dei personaggi quando un giudice istruttore del tribunale rivoluzionario di Teheran crede di vedere il nemico nella sensibilità femminista delle sue figlie. Una dimostrazione esemplare del fatto che un film può essere più politico di molti discorsi, pur essendo un grande lavoro di regia e sceneggiatura.

Les Graines Du Figuier Sauvage © Pyramide Films

OTTO CARTOLINE DALL'UTOPIA E DAL SONNO #2 DI RADU JUDE (FUORI CONCORSO)

Otto cartoline da Utopia © Saga Film

Il più provocatorio dei registi rumeni, che aveva già stupito il pubblico di Locarno lo scorso anno con l'abbondante ed emozionante N'attend pas trop de la fin du monde (2023), torna in Svizzera con due mediometraggi vicini al cinema sperimentale. In Eight Postcards From Utopia, co-diretto con il giovane professore di filosofia Christian Ferencz-Flatz, il regista guarda alla Romania post-socialista attraverso le sue pubblicità televisive. Con Sleep #2, un omaggio all'"anti-film" Sleep di Andy Warhol del 1964 - in cui l'artista americano filmò il suo amante John Giorno mentre dormiva per più di cinque ore - Radu Jude combina l'omaggio cinefilo e la sperimentazione cinetica con quello che è il suo tratto distintivo fin da Peu m'importe si l'Histoire nous considère comme des barbares (2018): una satira acerba della Romania contemporanea in cui risuonano situazioni attuali e momenti della storia. Due opere alle frontiere dell'arte contemporanea che contribuiscono a fare di Radu Jude uno dei registi più inventivi della sua generazione.



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