[commutatore_weglot]

Katia Langeard: scolpire la luce, abitare la materia

Nel suo studio arroccato sul Mediterraneo a Èze, Katia Langeard modella l'argilla come altri disegnano progetti. Discendente di una stirpe di architetti e designer – suo nonno, Oleg Goryachev, era architetto, scultore e pittore – ha trascorso molti anni lavorando nell'architettura e nell'interior design tra la Russia e l'Europa. Ma nel 2019, si è verificata una svolta: ha scelto l'argilla, una materia prima elementare e immediata che le offre la libertà di plasmare lo spazio non attraverso gli edifici, ma attraverso gli oggetti.

Ogni creazione di Katia Langeard è un'architettura di luce. Tutto inizia con uno schizzo, una forma geometrica disegnata a mano libera, che viene poi trasformata in volumi in terracotta. L'artista si sofferma sulle texture, sulle imperfezioni superficiali, come se la pelle stessa della materia dovesse raccontare una storia tanto quanto la sua forma. La luce non è mai una mera aggiunta: diventa lo strumento che rivela le venature, le ombre, i vuoti e i pieni. 

"È come un gioco di nascondere la luce e aggiungere tocchi di luce, come se stessi dipingendo con la luce," Più che semplici apparecchi di illuminazione, le sue lampade e applique sono sculture intrise di brillantezza, oggetti che invitano a sentire la luce tanto quanto a vederla.

Le sue serie di ceramiche si leggono come capitoli di una narrazione scultorea. In una, la fragilità delle linee a petalo contrasta con la forza minerale, e la luce filtra in delicati frammenti, evidenziando la tensione tra la grazia vegetale e la brutalità della roccia. Un'altra serie presenta fasce di ceramica impilate che si sovrappongono in un ritmo ascendente, evocando gli impulsi architettonici degli anni '1960, oscillando tra ordine e disordine, equilibrio e caos. Più avanti, appaiono forme improvvise, scolpite come scogliere addomesticate, una reminiscenza diretta del terreno accidentato che circonda il suo villaggio di Èze.

Oltre a queste opere narrative, ci sono edizioni limitate in cui l'oggetto diventa quasi simbolico: una lampada minimalista, organica, a spirale che ricorda un guscio protettivo, o applique da parete in terracotta nei toni della ruggine che si arricciano come strati di paesaggio. In ogni creazione, la luce è materia viva, che rivela texture, ombre e imperfezioni.

Non è facile categorizzare il lavoro di Katia Langeard: i suoi oggetti funzionano come apparecchi di illuminazione, ma sono concepiti come sculture. Evocano sia l'eredità dell'architettura modernista, sia l'arte dell'artigianato, sia una sensibilità artistica profondamente contemporanea.

Le sue opere sono già entrate a far parte della collezione pubblica dell'AIR Vallauris e di diverse collezioni private, segno che il suo linguaggio unico trova riscontro tra collezionisti e amatori illuminati.

Il 2025 segnerà una svolta: Katia Langeard presenterà la sua prima mostra personale al Brussels Design September (17 settembre-3 ottobre), prima di partecipare alla Venice Design Week (11-19 ottobre) nella sezione Light Selection. Ma il suo lavoro aveva già catturato l'attenzione della redazione diAcume durante la settimana del design di Parigi, confermando l'emergere di una voce unica nel panorama del design. Questi diversi eventi consolidano il ruolo della ceramista sulla scena internazionale e dimostrano che il suo lavoro trascende i confini dell'oggetto per avvicinarsi a un manifesto estetico.

Nella creazione delle sue lampade e sculture luminose, Katia Langeard persegue lo stesso approccio: trasformare la materia prima in un'esperienza sensoriale. Sotto le sue mani, l'argilla diventa un linguaggio e la luce un materiale a sé stante.

In un mondo in cui gli oggetti di design tendono a standardizzarsi, le sue creazioni ci ricordano che un apparecchio di illuminazione può anche essere una poesia, che può occupare uno spazio rivelando il nostro modo di abitare la luce.

 

klangeard.com

@katialangeard

Esperienze e una cultura che ci definiscono

Non perderti nessun articolo

Iscriviti alla nostra newsletter