Per la sua prima mostra personale a Londra, il designer e architetto indiano Ashiesh Shah occupa la Carpenters Workshop Gallery in collaborazione con TAAMR. Attraverso nove opere che combinano rame, specchi antichi, granito nero, acciaio inossidabile, alluminio e perline rituali, esplora la trasmissione del sapere e la capacità degli oggetti di preservare la memoria del tempo.

Il titolo della mostra, TAAMR, deriva dalla parola sanscrita che significa rame. Eppure, per Ashiesh Shah, questo materiale non è mai considerato una semplice superficie decorativa. Diventa una sostanza viva, capace di reagire all'aria, al tatto e al trascorrere del tempo. Lungi dal ricercare una brillantezza immutabile, il designer ne abbraccia le trasformazioni, le alterazioni e la patina. Il rame, così facendo, registra movimenti e usi, come se possedesse una memoria propria.
Presentata alla Ladbroke Hall, la mostra segna il debutto londinese di Atelier Ashiesh Shah. Fondato a Mumbai, lo studio opera da diversi anni all'incrocio tra design contemporaneo, architettura e tradizioni artigianali indiane. Si può notare una certa affinità con il wabi-sabi, la filosofia giapponese che riconosce la bellezza dell'imperfezione, dell'effimero e dell'autenticità dei materiali.


Al centro di TAAMR si cela una distinzione fondamentale tra artigianato e maestria. Per Ashiesh Shah, l'artigianato rappresenta un patrimonio collettivo: quello di comunità, materiali e tecniche tramandati nei secoli. La maestria, d'altro canto, si riferisce alla capacità di dare a questo patrimonio una nuova forma senza cancellarne le origini. "La maestria non è una tendenza. È un patrimonio", afferma il designer. Ogni oggetto, quindi, parte da una forma ereditata – una perla, un contenitore, una tecnica – prima di esplorarne il potenziale.
Questa riflessione è particolarmente evidente in Dveep, un tavolino da caffè in resina colata a mano, un mosaico di specchi e perline di Channapatna. Le sue superfici riflettenti evocano le origini geografiche di Mumbai, un tempo composta da diverse isole. Le superfici frammentate sono collegate da file di perline tornite a mano, come ponti che uniscono territori separati. La luce fluisce da un frammento all'altro, trasformando il tavolo in un paesaggio in continua evoluzione.


In Something Walking Mirror Mosaic Table, frammenti di specchio, tagliati, lucidati e disposti a mano, compongono una superficie quasi cosmica. L'opera evoca sia il movimento delle galassie sia la raffinatezza dei gioielli indiani Jadau e Kundan. La precisione tecnica, tuttavia, non cerca mai di cancellare la presenza della mano. Ogni frammento conserva la propria individualità e contribuisce a una composizione impossibile da riprodurre esattamente.
Le perle di Rudraksha, tradizionalmente associate alla meditazione, occupano un posto centrale. In Swayam Light, sono intrecciate con una struttura ariosa in acciaio inossidabile ricoperta da un mosaico di specchi, formando un baldacchino sospeso permeato da luci e ombre. In opere circolari come Kumbh, ispirata ai Naga Baba e al pellegrinaggio del Kumbh Mela, migliaia di perle circondano un disco d'acciaio dove lo spettatore scopre il proprio riflesso al centro di un accumulo denso, quasi organico, che evoca disciplina e cicli di ritorno.


Con Matka Mobile, il designer traduce i movimenti celesti attraverso la poesia della ceramica tradizionale. Sebbene la scultura tragga ispirazione diretta dalle matka – vasi indiani originariamente realizzati in terra e argilla – l'opera trascende fisicamente questo concetto riutilizzando contenitori di alluminio segnati dal tempo. In questa costellazione equilibrata, queste forme metalliche sostituiscono il sole, la luna e la Terra. Nonostante il loro peso, sembrano fluttuare nello spazio. Le loro superfici irregolari recano le tracce della loro creazione e catturano la luce come oggetti segnati dal tempo.
La serie di mobili Brahmand, invece, reintroduce antichi contenitori in rame un tempo utilizzati per la conservazione degli alimenti. Collocati su basi architettoniche in granito nero indiano, diventano oggetti funzionali contemporanei. La geometria rigorosa della pietra contrasta con la morbidezza delle silhouette e le patine del metallo. I meccanismi integrati rimangono discreti, quasi a non interrompere il silenzioso dialogo tra passato e presente.
Attraverso TAAMR, Ashiesh Shah non trasforma le tradizioni in riferimenti nostalgici. Le considera piuttosto forze ancora attive, capaci di evolversi senza perdere la propria identità. La mostra ci ricorda quindi che la modernità non nasce necessariamente da una rottura: può emergere anche da un'attenzione ai gesti antichi, ai materiali imperfetti e alle storie che gli oggetti continuano a raccontare.
TAAMR — Ashiesh Shah
Galleria Carpenters Workshop, Ladbroke Hall
79 Barlby Road, Londra W10 6AZ
Dal 11 giugno al 20 settembre 2026








