Al numero 18 di rue Jacob, Ecart riapre la sua galleria parigina sotto la direzione di Pierre Yovanovitch, che ha acquisito la maison nel 2024.


Per la sua prima mostra, l'arredatore presenta la riedizione di dieci opere di Paul László, figura poco conosciuta del modernismo californiano, in un dialogo consapevole con la visione originale di Andrée Putman.
Il ritorno di Ecart sulla scena parigina riflette il desiderio di riscoprire la propria voce senza comprometterla. Fondato nel 1978 da Andrée Putman, il marchio ha definito un'eredità moderna tuttora vibrante: non nostalgia, ma archeologia della modernità, la convinzione che, al di là delle grandi narrazioni del design, esistano creatori il cui rigore meritava di essere riportato nella sfera contemporanea. Eileen Gray, Pierre Chareau, Jean-Michel Frank, Mariano Fortuny, Félix Aublet: questi nomi di oggi devono molto alla pazienza di Ecart. Rilevata nel 2024 da Pierre Yovanovitch, l'azienda si prepara a celebrare il suo 50° anniversario ampliando il catalogo, senza tradire la promessa iniziale. Lo stilista evoca con entusiasmo la "Traccia" lasciata dal suo fondatore, un anagramma del nome Ecart, che dice molto sull'importanza di mantenere un senso di eredità. Per riaprire la sua galleria al numero 18 di rue Jacob, a due passi da Saint-Germain, ha scelto un designer il cui lavoro rappresenta perfettamente l'eleganza discreta che intende mettere in risalto: Paul László.


Nato in Ungheria nel 1900, formatosi a Stoccarda sotto Fritz August Breuhaus prima di aprire il proprio studio a Vienna nel 1925, László apparteneva a quella diaspora modernista costretta all'esilio dall'ascesa del nazismo. Nel 1936 si stabilì a Beverly Hills, al 362 di Rodeo Drive, e lì costruì una carriera fenomenale nel giro di un decennio. Quasi 35 progetti importanti, residenze commissionate dall'élite politica e hollywoodiana – a tal punto che il Time MagazineNel 1952, gli fu dato il soprannome di "Architetto dei ricchi". L'etichetta potrebbe essere riduttiva: non rende giustizia alla vera raffinatezza del suo stile, né alla precisione con cui progettò, in ciascuna delle sue ville californiane, gli arredi che la completavano alla perfezione. Il cinema Crenshaw, il Beverly Hills Hotel, il negozio Saks Fifth Avenue: László fu anche autore di iconici progetti commerciali e un collaboratore molto richiesto da aziende come Herman Miller, Glenn of California Furniture e Brown-Saltman. Morì a Santa Monica nel 1993 all'età di 93 anni, appartenendo a quella generazione centrale del XX secolo.e un secolo la cui storia deve ancora essere raccontata.


La riedizione intrapresa da Ecart, condotta in stretta collaborazione con i discendenti del designer e attingendo agli archivi conservati presso l'Università della California, Santa Barbara, riunisce dieci pezzi iconici. La poltrona ArcadiaAccompagnato da panca e pouf, combina frassino e rattan in quel modo caldo che definisce lo stile della costa occidentale. La credenza AvondaleIl mobile, la cui facciata intarsiata a cubi segue una linea curva, e la lampada omonima rivelano il senso dell'equilibrio materico del designer ungherese. A completare l'insieme, i tavolini da caffè. Brentwood et Palisadesle sedie Rodeo et Carmelinala console Wilshire – tanti oggetti dalle proporzioni generose e dalle linee pulite che portano l'impronta della loro origine californiana. Ogni dimensione è stata ripresa da pezzi d'epoca, ogni dettaglio è stato realizzato secondo i più alti standard del savoir-faire francese.
Tornando a un autore la cui modernità è sempre stata discreta, Pierre Yovanovitch conferma la natura singolare di Ecart: non una casa editrice come le altre, ma un laboratorio di storicità contemporanea, dove il passato continua a produrre il presente.




Galleria Ecart
18, rue Jacob, Parigi 6e








