
Il ceramista coreano Jongjin Park si è affermato come una delle figure più singolari dell'artigianato contemporaneo. Le sue opere, che trasformano la carta in porcellana, si sono appena aggiudicate il Loewe Foundation Craft Prize 2026, il più prestigioso premio internazionale per l'eccellenza nell'artigianato di alta qualità.
Una massa di carta entra nel forno e ciò che ne emerge non assomiglia a nulla di conosciuto, ed è proprio questo il punto. Jongjin Park, un ceramista coreano di 43 anni che vive a Guri, vicino a Seul, crea le sue opere partendo da un gesto apparentemente elementare: immerge fogli di carta velina in una barbottina di porcellana colorata con pigmenti, li impila in blocchi densi composti da un massimo di mille fogli e poi li cuoce. Nel calore del forno, la carta scompare e la porcellana conserva la memoria di ogni piega, di ogni strato, di ogni decisione della mano.


Ciò che emerge a volte assomiglia a una sezione stratigrafica della terra, a volte a un intarsio di fibre pietrificate. La tavolozza, così coreana nel suo stile, gioca su tonalità pastello sfumate: azzurro pallido, rosso corallo, giallo gesso, verde muschio, che si accumulano in creste e solchi. Park esplora questo tema in diverse famiglie di opere distinte. Toppa artistica a strati Si tratta di sculture volumetriche di dimensioni variabili, blocchi compatti dai bordi netti in cui strati di colore si sovrappongono come strati geologici. Strato artistico da parete Sono pensati per la parete: pezzi piatti e densi, pendono come quadri astratti e giocano sulla sorpresa del materiale, tra la solidità visibile del tessuto e quella minerale. La serie Modulo ripiegatoLei, tuttavia, si spinge ancora oltre nell'abbandonare il controllo: le forme cedono, si afflosciano, si aprono, come se la materia continuasse a esitare tra solidità e collasso. Strati di illusione ('strati di illusione'), 2025, è la sintesi più compiuta, una forma a sedile parzialmente collassata la cui superficie appare flessibile e quasi tessile, mentre è fissata per sempre nella durezza della ceramica.

Questo effetto trompe-l'œil pervade tutta la sua pratica. Park si ispira alla tradizione coreana di Vaso lunareIl grande vaso bianco della dinastia Joseon (1392-1897) ne è un esempio lampante, la cui essenza prevale sulla forma: la bellezza che nasce da gesti pazienti e dall'accettazione dell'ignoto. Calore e gravità plasmano la forma finale, e la conseguente imperfezione, onesta e inconfondibile, viene accolta come un segno distintivo. La sua opera evoca anche la soffiatura del vetro nell'uso dell'aria per definire la forma, e la legatura dei libri nella sovrapposizione delle pagine. Lui stesso lo spiega così: "Il mio lavoro ci invita a riflettere su cosa sia reale." Manipolare la materia e la superficie per suscitare nell'osservatore un'esperienza di dubbio attivo.

Negli ultimi cinque anni, la Galerie Daguet-Bresson di Parigi lo ha sostenuto in questo percorso internazionale, da Design Miami a PAD London e EMERGE Singapore. Le sue opere sono presenti in collezioni istituzionali, tra cui il Gyeonggi Ceramics Museum e l'Icheon World Ceramic Expo Center, e le sue collaborazioni con marchi di lusso ampliano il suo interesse per i legami tra la produzione tradizionale e la cultura del design contemporaneo.
È proprio questa integrità artigianale che il Loewe Foundation Craft Prize 2026 ha voluto consacrare, premiando Park tra 5.100 candidature provenienti da 133 paesi, davanti a una giuria composta, tra gli altri, da Patricia Urquiola, Frida Escobedo, Olivier Gabet, direttore del dipartimento di arti decorative del Louvre, e Wang Shu, vincitore del Premio Pritzker.
Per Jongjin Park, nulla corrisponde a ciò che si crede di riconoscere a prima vista. La carta diventa minerale, la fragilità si pietrifica, il collasso diventa forma. I suoi vasi striati, i suoi blocchi da muro, le sue sculture cadenti pongono tutti la stessa domanda senza mai dare una risposta: cosa c'è di reale in ciò che vediamo? È questa capacità di mantenere il dubbio, di far coesistere due stati della materia nello stesso oggetto, che conferisce alla sua opera una presenza tanto inquietante quanto immediata.
Eva Kaplan
Premio artigianale della Fondazione Loewe 2026
Fino al 14 giugno 2026
Galleria Nazionale di Singapore
1 St Andrew's Road, Singapore










