ORO: LA BRILLANTEZZA RIPRISTINATA 

© Materiali di gioia

A lungo relegato al ruolo di segno esteriore, l'oro sta tornando alla ribalta nel design contemporaneo, ma dalla porta sul retro, quella del materiale stesso. Sculture in bronzo, vetro soffiato color ambra, specchi patinati, soffitti martellati: una panoramica di una brillantezza che ha smesso di essere ostentata ed è tornata a essere frutto del lavoro artigianale.

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Si pensava che l'oro fosse ormai relegato nel dimenticatoio degli anni '1980, l'epoca dei rubinetti sgargianti e delle modanature dorate su sfondo bordeaux. Ora, quasi irriconoscibile, è riemerso nei pezzi più ricercati del design contemporaneo. Non si tratta più di creare un semplice effetto: il colore oro è ora trattato come un materiale, con i suoi diversi gradi di patina, i suoi veli, le sue opacità. Ciò che è in gioco non è tanto una moda passeggera quanto un ritorno a ciò che l'oro era in grado di fare prima di diventare un cliché: catturare la luce, addensarla, renderla quasi tangibile.

Nelle opere del designer olandese Dirk Vander Kooij, l'oro non viene mai applicato: emerge da un accumulo di plastica riciclata che viene riscaldata, stirata e striata come lo scafo di una nave.

Le Bubble Lights, pile di bolle traslucide che ricordano conchiglie giganti in equilibrio sulla roccia, diffondono una luce dorata solo per caso, grazie all'incontro tra l'ambra e il calore della lampadina.

È proprio questo che li rende autentici: nessuna doratura interferisce con il materiale. La brillantezza è ottenuta grazie alla trasparenza stessa, non tramite placcatura.

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@dirkvanderkooij

Con Rosa della Foresta, il marchio italiano Som presenta invece un'opera in cui l'oro viene celebrato in tutta la sua intensità. La scultura, in bronzo lucidato a specchio, ricorda un tessuto accartocciato colto a metà movimento, un flusso congelato. La lucidatura è così intensa che l'opera agisce come uno schermo: cattura l'ambiente circostante, lo distorce e lo trasforma in oro liquido. Qui ritroviamo un gesto caro ad Anish Kapoor, questo desiderio di rendere la scultura una membrana piuttosto che un volume. Collocata su una base bianca, Rosa della Foresta dimostra chiaramente come il colore, nel design contemporaneo, non sia più una scelta estetica ma una questione di superficie.

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È probabilmente nell'interior design che il colore sta riscoprendo la sua funzione più antica: quella di infondere calore. L'interno di un recente progetto del designer Maximilian Eicke, con il suo soffitto in ottone martellato e gli archi dorati che incorniciano un bar in velluto color ruggine, abbraccia pienamente questo concetto. L'oro diventa una luce catturata; rimbalza, si diffonde, trasformando uno spazio chiuso in una lanterna. Lungi dall'essere ostentato, l'equilibrio complessivo deriva dalle texture (il velluto, il terrazzo, la stampa tigrata delle poltrone) che controbilanciano la brillantezza. È un oro domato dal contrasto.

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Nel campo del design d'autore, la mostra Materials of Joy, ospitata dalla Galerie56 a Tribeca nell'ambito della residenza newyorkese della galleria londinese FUMI, offre la migliore interpretazione dell'oro oggi.
L'opera centrale, Stella Stellata di Sam Orlando Miller, amplia una ricerca che l'artista conduce dal 2016 sugli specchi e la rotazione.

Composta da frammenti di specchio nelle tonalità dell'ambra patinata e del grigio platino, l'opera gioca su una simmetria sottilmente spezzata, un centro che ci sfugge.
Lì l'oro non è mai uniforme: è un mosaico di tonalità, un oro da cattedrale rivisitato come un cosmo senza un punto fisso.

Anche qui, ciò che colpisce è la semplicità del processo, il vetro, il metallo, un assemblaggio paziente, che produce un effetto quasi liturgico.

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Infine, rimane l'oro originale, quello della ghisa. La scultrice belga Ozanne Princen, ex ballerina, lo rende il materiale esclusivo della sua collezione Eternal Silhouettes: gambe verticali, fuse in bronzo lucidato con l'antica tecnica della cera persa.

Alta 55 centimetri, in edizione limitata e numerata, l'oggetto appartiene tanto al mondo della scultura quanto a quello del design da collezione.

Ciò che colpisce qui è la tensione: il rigore di un gesto quasi architettonico, trasfigurato dal calore del metallo. Princen esplora anche il marmo, che descrive come un movimento più silenzioso, il passo successivo in un dialogo tra la densità del bronzo e il candore della pietra.

ozanne.be

@ozanne__

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