

SEMINA per Ceramiche Rometti e Contemporary Cluster ©Paolo Abate
Basta avvicinarsi a una creazione di Sara Ricciardi per capire che per lei il design non nasce mai da una semplice esigenza funzionale. Emerge come un respiro, un impulso, una scena interiore in cui la materia ricorda di essere stata una storia.


Metamorfosi per una filosofia della casa visionaria ©Cartacarbone
Da Pataspazio, il suo studio milanese concepito come un laboratorio patafisico, compone un teatro di oggetti al tempo stesso arcaici e futuristici, guidata da un principio che riassume tutto: "La forma segue la poesia". Liberandosi dalla funzionalità, i suoi mobili, pezzi decorativi e installazioni interattive cercano di emozionare, di aprire un varco, di reincantare il quotidiano offrendogli una parte di mito.
Luminaria Quest'opera si inserisce perfettamente in questa tradizione. Concepita come parte di "Gen D", il progetto visionario di Domenico Dolce e Stefano Gabbana dedicato a una nuova generazione di designer, l'opera è un'ode luminosa alle feste popolari del sud Italia. Ricciardi reinterpreta i tradizionali paralumi in legno, illuminandoli di colore e trasformandoli in vibranti architetture sensoriali. Qui, la luce parla di gioia, esuberanza e infanzia; diventa un frammento di memoria rianimato dalla mano dell'artista.
Questa celebrazione della chiarezza è contrastata da un'altra forma di esperienza: Sotto il salice, Un'installazione immersiva concepita come un rifugio. Il salice, albero della dolcezza e simbolo del ciclo femminile, diventa strumento sonoro. I suoi rami flessuosi e pendenti, trasformati in idrofoni, ospitano piccole campane metalliche attivate dal vento o dal passaggio dei visitatori. Il suono che ne emana ha qualcosa di ancestrale, come un richiamo da una riva tranquilla. A Palazzo Litta, questi rami prendono vita grazie alla maestria tessile della Massia Vittorio 1843, mentre l'acustica, calibrata da Paolo Borghi che ha armonizzato i suoni delle campanelle integrate nei rami, ci avvolge in un respiro condiviso. In questo spazio, il metallo diventa cosmologia, vibrazione del mondo, guida verso la pace relazionale. Qui si ritrova la ricerca essenziale di Ricciardi: trasformare la contemplazione in esperienza, l'oggetto in paesaggio interiore.


Metamorfosi per una filosofia della casa visionaria ©Cartacarbone
Questa esplorazione della metamorfosi della materia si dispiega anche nella collezione "Metamorfosi", una serie di vasi in cui il vetro si rivela nei suoi due stati: da un lato, grezzo, spigoloso, quasi minerale; dall'altro, disteso, ammorbidito e reso fluido dal fuoco. L'ottone, elemento di congiunzione, unisce questi opposti in un unico respiro. È come un attimo fugace di trasformazione: la crisalide ancora vibrante, la forma ancora indefinita. Ricciardi dimostra qui che l'oggetto può essere metafora della vita: materia in divenire, identità fluttuante, soglia tra ciò che è stato e ciò che sarà.
Oltre alle sue esplorazioni di luce e suono, la designer italiana prosegue il suo lavoro scultoreo con "Sferica", una serie di mobili in cui la rotondità diventa il linguaggio primario. Ogni pezzo sembra emanare una propria delicata gravità; poltrone e tavoli diventano corpi celesti tranquilli, presenze planetarie che invitano alla resa. Le curve morbide e levigate e i volumi avvolgenti ridefiniscono il rapporto tra corpo e dimora. Anche in questo caso, la funzione si dissolve in un alone di creatività: tutto è questione di sensazione, peso e respiro.
Questa drammaturgia della materia raggiunge una dimensione quasi iniziatica in Trono oscillante. Presentata alla Visionnaire Design Gallery, questa altalena regale, realizzata da maestri tornitori e impreziosita da finiture Massia Vittorio 1843, appare come un frammento di un rituale dimenticato. Le sue frange leggere sfidano la gravità, mentre i dettagli in pelle evocano l'esotismo moresco di Bugatti. Non ci si siede veramente su questo trono: ci si entra come in un raro stato di sospensione, oscillando tra potenza e giocosità, maestosità e leggerezza.
attraverso Luminaria, Sotto il salice, “Metamorfosi”, “Sferica” o Trono oscillante, Sara Ricciardi tesse una visione singolare: quella di un mondo in cui la materia parla, le forme respirano, ogni oggetto diventa la soglia di un altro regno. La sua arte attinge alle tradizioni italiane, ai gesti degli artigiani e a mitologie intime per creare opere che non cercano né utilitarismo né discrezione: si affermano come creature autonome, frammenti di poesia incarnata.
Ogni opera di Ricciardi è un sussurro: un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi trasformare. Per questo artista, la forma, che segue la poesia, è la sua manifestazione materiale, la prova che il mondo può reinventarsi attraverso un semplice oggetto, a patto che si accetti di lasciarsi penetrare dalla magia della trasformazione.


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