Sara Ricciardi: la poesia come materia prima

Basta avvicinarsi a una creazione di Sara Ricciardi per capire che per lei il design non nasce mai da una semplice esigenza funzionale. Emerge come un respiro, un impulso, una scena interiore in cui la materia ricorda di essere stata una storia.  

Da Pataspazio, il suo studio milanese concepito come un laboratorio patafisico, compone un teatro di oggetti al tempo stesso arcaici e futuristici, guidata da un principio che riassume tutto: "La forma segue la poesia". Liberandosi dalla funzionalità, i suoi mobili, pezzi decorativi e installazioni interattive cercano di emozionare, di aprire un varco, di reincantare il quotidiano offrendogli una parte di mito.

Luminaria si inserisce perfettamente in questa tradizione. Concepita nell'ambito di "Gen D", il progetto visionario di Domenico Dolce e Stefano Gabbana dedicato a una nuova generazione di designer, l'opera è un'ode luminosa alle feste popolari del Sud Italia. Ricciardi reinterpreta i tradizionali paralumi in legno, illuminandoli con il colore e trasformandoli in vibranti architetture sensoriali. Qui la luce parla di gioia, esuberanza e infanzia; diventa un frammento di memoria rianimato dalla mano dell'artista.

Questa celebrazione della chiarezza è completata da un'altra forma di esperienza: Sotto il Salice, un'installazione immersiva concepita come rifugio. Il salice, albero di gentilezza e simbolo del ciclo femminile, diventa strumento sonoro. I suoi rami flessibili e ricadenti, trasformati in idrofoni, portano piccole campane metalliche attivate dal vento o dal passaggio dei visitatori. Il suono che emanano ha qualcosa di ancestrale, come un richiamo da una riva tranquilla. A Palazzo Litta, questi rami prendono vita grazie alla competenza tessile della maison Massia Vittorio 1843, mentre l'acustica, calibrata da Paolo Borghi che ha armonizzato i suoni delle campane integrate nei rami, ci avvolge in un respiro condiviso. In questo spazio, il metallo diventa cosmologia, vibrazione del mondo, guida verso la pace relazionale. Qui ritroviamo la ricerca essenziale di Ricciardi: trasformare la contemplazione in esperienza, l'oggetto in un paesaggio interiore.

Questa esplorazione della metamorfosi della materia si dispiega anche nella collezione "Metamorfosi", una serie di vasi in cui il vetro si rivela nei suoi due stati: da un lato, grezzo, spigoloso, quasi minerale; dall'altro, disteso, ammorbidito e reso fluido dal fuoco. L'ottone, elemento di congiunzione, unisce questi opposti in un unico respiro. È come un attimo fugace di trasformazione: la crisalide ancora vibrante, la forma ancora indefinita. Ricciardi dimostra qui che l'oggetto può essere metafora della vita: materia in divenire, identità fluttuante, soglia tra ciò che è stato e ciò che sarà. 

Oltre alle sue esplorazioni di luce e suono, la designer italiana prosegue il suo lavoro scultoreo con "Sferica", una serie di mobili in cui la rotondità diventa il linguaggio primario. Ogni pezzo sembra emanare una propria delicata gravità; poltrone e tavoli diventano corpi celesti tranquilli, presenze planetarie che invitano alla resa. Le curve morbide e levigate e i volumi avvolgenti ridefiniscono il rapporto tra corpo e dimora. Anche in questo caso, la funzione si dissolve in un alone di creatività: tutto è questione di sensazione, peso e respiro.

In Swinging Throne, questa drammatizzazione della materia raggiunge una dimensione quasi iniziatica . Presentata alla Visionnaire Design Gallery, questa maestosa altalena, realizzata da maestri tornitori e con finiture provenienti da Massia Vittorio 1843, appare come un frammento di un rituale dimenticato. Le sue leggere frange sfidano la gravità, mentre i dettagli in pelle evocano l'esotismo moresco di Bugatti. Non ci si siede realmente su questo trono: vi si entra come in un raro stato di sospensione, oscillando tra potere e giocosità, maestosità e leggerezza.

Attraverso Luminaria, Under the Willow Tree, "Metamorfosi", "Sferica" ​​e Swinging Throne, Sara Ricciardi tesse una visione singolare: quella di un mondo in cui la materia parla, le forme respirano, ogni oggetto diventa una soglia verso un altro regno. La sua arte attinge alle tradizioni italiane, ai gesti degli artigiani e a mitologie intime per creare opere che non cercano né l'utilitarismo né la discrezione: si affermano come entità autonome, frammenti di poesia incarnata.

Ogni opera di Ricciardi è un sussurro: un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi trasformare. Per questo artista, la forma, che segue la poesia, è la sua manifestazione materiale, la prova che il mondo può reinventarsi attraverso un semplice oggetto, a patto che si accetti di lasciarsi penetrare dalla magia della trasformazione. 

sararicciardistudio.com  

Trono oscillante per la filosofia visionaria della casa ©Lorenzo Pennati

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