Tra omaggio, trasmissione e astrazione, il vaso diventa un linguaggio visivo dalle infinite possibilità. Con le opere di Maison Matisse, Walter Usai e Alice Gavalet, il vaso trascende la sua funzione utilitaristica per diventare una superficie espressiva, una traccia di memoria o un esperimento visivo. Ogni approccio rivela un modo unico di interagire con la materia, la storia e il gesto.
Maison Matisse, il colore come eredità
Fondata nel 2019 da Jean-Matthieu Matisse, Maison Matisse celebra l'eredità del pittore Henri Matisse invitando i designer a perpetuare il suo universo pittorico, interpretandolo sotto forma di oggetti d'arte. Il vaso diventa una tela, una tela per motivi e colori intensi. Jaime Hayon trae ispirazione dal Mediterraneo per creare volumi gioiosi cotti fino a sette volte. Alessandro Mendini, dal canto suo, si ispira alla purezza delle linee e traspone l'astrazione di Matisse in forme sensuali, richiedendo fino a otto cotture. I fratelli Bouroullec combinano mattoni, metallo e terracotta per creare paesaggi di luce. Questa diversità di tecniche mette in risalto una raffinata artigianalità, al crocevia tra tradizione ceramica e design contemporaneo.
Le opere sono attualmente esposte alla Galleria Negropontes di Parigi fino al 10 settembre, per poi essere presentate alla Galleria di Venezia fino al 22 novembre.




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Ceramiche Walter Usai, con le mani nell'argilla
Contrariamente all'approccio editoriale e collaborativo di Maison Matisse, Walter Usai porta avanti una tradizione familiare radicata nel territorio sardo da cinque generazioni. Ad Assemini, un piccolo villaggio sardo, ogni vaso racconta la storia epica di un mestiere tramandato di padre in figlio. La creazione di questi pezzi richiede una conoscenza approfondita del materiale e un costante adattamento ai capricci del clima. Walter Usai riproduce modelli tradizionali come brocche, giare e vasi, rinnovandone le linee per adattarle a un'estetica contemporanea. Il suo lavoro unisce il rispetto per il passato all'apertura all'innovazione, spesso in collaborazione con altri artisti. Qui, il vaso rimane un oggetto quotidiano, ma sublimato dalla storia e dalla mano dell'artigiano.




Alice Gavalet, l'ornamento come struttura
Per Alice Gavalet, diplomata all'École des Arts Décoratifs, il vaso non è più un contenitore ma una scultura, una costruzione formale nata dal disegno. Nella sua mostra "Plates Formes" (Piattaforme Forme), l'artista ribalta le gerarchie tradizionali. Non è più la forma a precedere la decorazione, ma il motivo a generare la forma. L'interno del vaso diventa visibile, il colore ricorda la pittura e lo smalto gioca sulla sovrapposizione. Le tonalità tenui e la presenza del nero, create dall'applicazione di strati successivi, conferiscono alle sue opere un'intensità quasi pittorica. È un'opera di arte visiva, tanto deliberata quanto istintiva, dove ogni curva risponde a una linea, ogni superficie diventa un esperimento.


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Mentre Maison Matisse offre un incontro tra pittura e design, Walter Usai trasmette una memoria viva della terra e Alice Gavalet esplora il vaso come linguaggio visivo. Tutti e tre dimostrano che la ceramica contemporanea è un territorio ibrido in cui l'oggetto trascende la sua funzione per diventare mezzo di espressione. Attraverso le loro opere, il vaso racconta tanto la storia di chi lo plasma quanto la storia delle epoche che attraversa.
Ognuno a modo suo, questi artisti e laboratori perpetuano l'arte artigianale offrendole nuove prospettive. Il vaso, simbolo antico, si rivela così più vivo che mai.








