Ogni estate, il festival Portrait(s) anima Vichy con un impegnativo programma fotografico, come accadrà anche quest'anno: da Yohanne Lamoulère a Paul Graham, passando per lo Studio Harcourt e le sue iconiche cabine fotografiche. Ma l'edizione 2026 vede protagonista David LaChapelle, in una cornice degna della sua stravaganza.

Alcuni fotografi osservano la realtà; David LaChapelle, invece, la mette in scena. Per la sua prima grande mostra francese dopo quella alla Monnaie de Paris del 2009, il fotografo presenta un centinaio di opere al Grand Établissement Thermal di Vichy, ripercorrendo quattro decenni di una carriera tanto inclassificabile quanto spettacolare. La scelta della location non è casuale: questo stabilimento termale di inizio Novecento , con la sua grandiosità architettonica che combina cupole, ceramiche e piastrelle smaltate, offre un contesto quasi naturale per un artista che ha sempre considerato il Barocco come la sua lingua madre.
La mostra personale inizia dove tutto ha avuto inizio: con le prime composizioni figurative e le immagini di moda di LaChapelle degli anni Ottanta, segnate dalla sua fondamentale collaborazione con Andy Warhol. È nell'orbita della Pop Art che LaChapelle ha forgiato il suo linguaggio visivo, la sua capacità di trasformare anche la superficie più pacchiana in un commento pungente sulla società dei consumi. I suoi primi ritratti di celebrità si ergono già come manifesti: i colori saturi, la messa in scena teatrale, l'umorismo corrosivo celato sotto la stravaganza.


David Bowie: Autoconservazione, 1995
Ciò che la retrospettiva rivela con nuova chiarezza è la profondità spirituale che permea l'intera opera. Al di là dello sfarzo e dei corpi idealizzati, LaChapelle ha costantemente esplorato i concetti di desiderio, trascendenza e redenzione.
Le sue allegorie più celebri, le sue composizioni ispirate alla pittura fiamminga del Secolo d'oro o a quella del Rinascimento italiano, non sono provocazioni fini a se stesse. Pongono interrogativi che la nostra epoca preferisce evitare: cosa veneriamo veramente? Cosa sacrifichiamo sull'altare della visibilità?
Il fulcro della mostra è una monumentale serie di opere inedite ispirate alle tecniche classiche dell'affresco. Su questa scala, il lavoro di LaChapelle entra in un'altra dimensione. Non ci troviamo più di fronte a una fotografia; siamo confrontati con una proposta pittorica completa, dove ogni dettaglio è stato concepito con la meticolosità di un pittore rinascimentale e l'audacia di un figlio della cultura pop. È proprio in questa tensione, tra il sacro e il volgare, tra l'eterno e l'effimero, che risiede la forza di un'opera che si rifiuta di schierarsi.


Piccoli punti di riferimento: Riflessioni, 1995
A quarant'anni dal suo debutto, David LaChapelle rimane uno dei rari artisti capaci di far coesistere Madonna e Michelangelo senza che nessuno dei due perda la propria dignità. A Vichy, quest'estate, il suo mondo trabocca dalle pareti con una generosità fuori dal comune.
14a edizione di Portrait(s): “David LaChapelle”
Grande stabilimento termico
Viale del generale Dwight Eisenhower, Vichy
19 4 da giugno a ottobre 2026








