KOURTNEY ROY L'ALTRA ESTREMITÀ DELL'ARCOBALENO

Una strada in una bufera di neve bluastra, un primo piano di una cabina telefonica, una pompa di benzina o l'insegna di un motel illuminata da una luce rossa, come una traccia di pneumatico sulla neve che appare insanguinata... come le dita di una mano, anch'esse catturate in primo piano... Rosso, anche, come il rivestimento in vinile di un sedile vuoto di un'auto, anch'esso catturato in primo piano, o gli schienali dei sedili che un uomo con lo sguardo perso stringe... Procedendo attraverso leitmotiv, echi e ripetizioni, la fotografia di Kourtney Roy (nata nel 1981) è intrinsecamente inquietante perché esteticamente ossessiva. Ossessionante attraverso i suoi motivi (strade deserte, insegne, cieli, notti, nebbia, neve...), i suoi colori (prevalentemente rosso sangue e blu piscina) e le sue inquadrature (principalmente primi piani o inquadrature estremamente ampie).

© Kourtney Roy, agosto 2018

Mentre nei suoi autoritratti la fotografa si abbandona a una fantasia stravagante, quasi assurda, nella sua serie *The Other End of the Rainbow*, offre suspense… e, se non pathos (che evita virtuosamente attraverso un uso magistrale del non detto e del nascosto), almeno orrore ed empatia per le vittime a cui rende omaggio. Una sorta di tragico culmine dei mondi immaginari che la fotografa canadese ha creato per anni, il soggetto affrontato in questa serie è davvero drammatico: da oltre quarant'anni, lungo la Highway 16, una strada nella Columbia Britannica settentrionale (la provincia più occidentale del Canada), donne e ragazze, per lo più appartenenti alle Prime Nazioni (i popoli indigeni del Canada), scompaiono. È su questo tratto di 720 km, soprannominato la "strada delle lacrime", che Kourtney Roy ha puntato il suo obiettivo tra il 2017 e il 2019, per fotografare i luoghi testimoni di queste tragedie.
"Come si può dare un significato a un luogo insignificante?" si chiedeva. "La banalità dei luoghi che ho fotografato suggerisce la presenza di eventi sinistri tanto quanto li nasconde."

Nella sua ricerca del genius loci, quello "spirito del luogo" "che dà significato a un luogo particolare", la fotografa è riuscita a rendere quasi palpabile la strana sensazione di una presenza pervasiva lungo questa strada di lacrime da un capo all'altro. Progetto a lungo termine, a cavallo tra fotografia artistica e documentaria, questa "narrazione di un fatto di cronaca per immagini" assume le sembianze di un puzzle narrativo nella galleria Les Filles du Calvaire, che presenta estratti accanto a testimonianze raccolte durante i viaggi dell'artista.

Un libro pubblicato da André Frère lo presenta nella sua interezza.

“L’ALTRA ESTREMITÀ DELL’ARCOBALENO” – LE RAGAZZE DEL CALVARIO
17, RUE DES FILLES-DU-CALVAIRE, PARIGI 3RD
FINO AL 24 FEBBRAIO (CHIUSO DAL 15 AL 25 GENNAIO)
LESFILLESDUCALVAIRE.COM

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