Sam Samore coltiva il mistero come altri coltivano la luce. Dagli anni '1970, ha costruito un corpus di opere ipnotiche, intrise di bellezza, oblio e finzione. Con una mostra a lui dedicata questo autunno alla Thomas Brambilla Gallery, il suo mondo, al tempo stesso romantico ed enigmatico, risuona più che mai con la nostra epoca satura di immagini.

Artista al tempo stesso sfuggente e profondamente coerente, Sam Samore ha sviluppato per cinquant'anni un corpus di opere ai margini della fotografia, del cinema e della narrativa. Nato nel 1953 e residente tra New York, Parigi e Bangkok, attinge a psicologia, narrativa poliziesca e mitologia per sfumare i confini tra finzione e realtà, apparenza e scomparsa.
Le sue immagini sono trappole. Assomigliano a frammenti di film, attimi rubati da una narrazione che non è mai esistita. Fin dai suoi esordi con Il suicida (1973), ha esplorato la figura dell'antieroe, un personaggio inglorioso, spesso congelato in un momento di smarrimento o di attesa. Le sue serie degli anni '1980 e '1990 (situazioni, Allegorie della bellezza) declinano questi motivi in modo enigmatico, tra tensione psicologica ed eleganza glaciale.
C'è nel suo lavoro un rifiuto ostinato di qualsiasi risoluzione. Nelle sue foto, come in quelle delle sue serie Scenari (2007), ogni scena sembra prefigurare un dramma o una rivelazione... che non arriva mai. L'immagine è sospesa, la storia interrotta. Lo spettatore si ritrova di fronte a una finzione che gli sfugge, invitato a proiettare le proprie fantasie.
Attraverso questa deliberata ambiguità, Samore contrappone immagini sature di spiegazione e seduzione immediata. Lontano dalle eroine codificate di Cindy Sherman, Samore evoca invece i volti assenti di Antonioni o le ellissi di Godard. Cinema e letteratura permeano il suo linguaggio visivo: le sue fotografie sono capitoli senza libro, i suoi video poemi narrativi incompiuti.
Il suo lavoro è stato esposto nelle sedi più esigenti: dal MoMA PS1 alla Fondation Cartier, dalla Kunsthalle di Zurigo alla Biennale di Venezia. Ma rimane discreto, quasi clandestino, come se non avesse mai cercato di imporsi. Rifuggendo da proclami definitivi, Samore preferisce suggerire, insinuare, evocare l'assenza piuttosto che l'esplicitezza.
È anche scrittore, autore di diverse raccolte di racconti, ellittici come le sue immagini. Questo gusto per il frammento, per il silenzio, per la storia frammentata, attraversa tutta la sua opera, qualunque sia il mezzo.
Nell'autunno del 2025, la galleria Thomas Brambilla di Bergamo gli dedicherà una mostra personale. Un'occasione rara per immergersi nel mondo di un artista che ha sempre preferito le ombre alla luce.
“Bellezza schizofrenica (continua)”
Galleria Thomas Brambilla
Via Casalino 25, Bergamo (Italia)
Dal 4 ottobre al 5 dicembre 2025










