Ogni mese Flora di Carlo svela in Acume cose nuove o i suoi preferiti a Parigi: indirizzi gourmet, luoghi dove rilassarsi ed eventi culturali.
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INDIRIZZI PREFERITI
Tetti e bar:
Hotel Lancaster, la terrazza barbecue
Situata a pochi passi dagli Champs-Élysées, in un cortile discreto e alberato nell'VIII arrondissement, questa terrazza offre un tranquillo rifugio. All'ombra del fogliame, lo chef Sébastien Giroud presenta un arrosto domenicale: carni affumicate alla perfezione, verdure grigliate, creative opzioni vegetariane e una presentazione elegante. L'atmosfera emana una convivialità senza pretese, allietata dal dolce mormorio di una fontana.
Come diceva Somerset Maugham, "Tutta la felicità inizia con una colazione in tutta tranquillità". Qui, questa rara serenità viene assaporata come un lusso. I prezzi variano a seconda delle opzioni, senza alcun segno di inflazione.
7, rue de Berri, Parigi 8°


Il Charles – Il Borgogna
Nel Triangolo d'Oro, proprio dietro la chiesa della Madeleine, Le Burgundy nasconde un incantevole patio dove cuscini pastello, cassette floreali e poster vintage evocano l'atmosfera estiva. Sotto un arredamento progettato da Lillet, gli Spritz personalizzati del capo barista Gabriele Tomasso si sposano perfettamente con la cucina di Mylo Levin e i dessert di Léandre Vivier. Ogni sorso vi immerge nell'atmosfera di un aperitivo d'eccezione.
Charles Nodier scrisse: "La vera felicità risiede nella calma della mente e del cuore". Questo indirizzo, un'oasi di tranquillità e serenità, incarna perfettamente queste parole. Un luogo da assaporare in pace e quiete, che offre un lusso discreto a un prezzo ben ponderato.
68, rue Duphot, Parigi 1°


Riva sinistra di Kinugawa
Affacciato sull'Avenue de Saxe, il Kinugawa Rive Gauche sfoggia la sua raffinatezza giapponese sul suo spettacolare rooftop nel VII arrondissement di Parigi. L'arredamento combina legno naturale, bronzo patinato e viste panoramiche mozzafiato, offrendo un viaggio davvero estetico e contemplativo.
Il menù esprime tutto il know-how del marchio: antipasti freschi come l'insalata di germogli di spinaci al tartufo (con parmigiano e vinaigrette allo yuzu), l'anatra croccante Katsu con noci pecan o i gyoza di pollo e verdure, piatti caldi tra cui i gamberi tigre neri con salsa chimichurri, un merluzzo nero marinato al miso o un hamburger di Wagyu con yuzu kosho, senza dimenticare il filetto di manzo con salsa bernese allo shiso.
La precisione giapponese si esprime anche nei cocktail perfettamente bilanciati preparati con shiso, yuzu o sakè.
Come ci ricorda Theodore Zeldin, "La gastronomia è l'arte di usare il cibo per creare felicità". Qui regna l'armonia, in ogni boccone, in ogni nota.
55, avenue de Saxe, Parigi 7°


Hotel de Sers – Ristorante e bar
A pochi passi dagli Champs-Élysées, l'Hôtel de Sers è come uno scrigno discreto, dove si fondono eleganza intima e convivialità ovattata. Dietro l'angolo, il ristorante si apre su un incantevole patio segreto, sotto una luminosa vetrata, dove ogni dettaglio evoca un senso di tranquillità. Lo chef Benjamin Moutard propone una cucina generosa e sentita: piatti di stagione, ingredienti di prima qualità preparati con cura e presentazioni raffinate, perfetti per condividere un momento speciale.
Le conversazioni prendono vita attorno all'adiacente lounge bar, mentre gli ospiti sorseggiano un cocktail perfettamente bilanciato. Qui, ogni momento trasuda una sottile armonia, lontana dagli eccessi.
George Sand lo ha affermato in Lucrezia Floriani : "La felicità è calma, è amicizia; l'amore è tempesta, è lotta". Queste parole colgono perfettamente lo spirito della maison: una tranquillità condivisa tra amici in un ambiente luminoso, libero da ogni ostentazione superflua. Un momento speciale, dove il piacere si misura, mai si quantifica.
41, avenue Pierre-Ier - de-Serbie, Parigi 8

L'Hoxton Paris – La Piscine e Rivié
Nel cuore del II arrondissement, in un cortile acciottolato nascosto dal trambusto parigino, The Hoxton dispiega la sua terrazza estiva, La Piscine, attorno a una piscina scintillante. Sedie a sdraio, luci soffuse, bevande fresche e musica soffusa creano la cornice per un'estate sospesa. Il luogo invita a lasciarsi andare, con gli amici o da soli, al riparo da rumori e occhi indiscreti.
Proprio accanto, il ristorante Rivié prolunga questa sensazione di evasione. La cucina è moderna, generosa e sobria. Il servizio attento e l'atmosfera rilassata completano l'esperienza, facendovi dimenticare la città circostante.
E per citare André Gide: "Molte cose sembrano impossibili solo finché non vengono tentate". All'Hoxton, ridefinire l'estate nel cuore di Parigi non è più una di queste.
3032, rue du Sentier, Parigi 2° arrondissement


Schnock – Pietra, stagione e silenzio: un ristorante dal fascino nascosto.
In una tranquilla strada residenziale del 17° arrondissement, Schnock si nasconde dietro una vetrina modesta. Appena varcata la soglia, si entra in uno spazio accogliente dove pietra a vista, luci soffuse e materiali grezzi creano un'atmosfera ovattata e sobria. Qui non ci sono cantine o soffitti a volta, ma piuttosto una distinzione discreta, saldamente radicata nel suo tempo.
Il menu à la carte propone una cucina stagionale creativa. Il pasto inizia con asparagi bianchi della Valle della Loira, piselli glassati, spuma di parmigiano e crumble di sommacco. Segue sashimi di branzino al limone nero, accompagnato da kimchi di bietola giovane con olio all'aglio selvatico. Il piatto principale, suprema di pollo ruspante arrosto al dragoncello, servito con funghi shiitake e asparagi verdi croccanti, mette in mostra la tecnica magistrale dello chef. Per dessert, la crema alla vaniglia con latte di mandorla, pralinato di nocciole del Piemonte e tuile al caffè rivaleggia con una pavlova con fragole Cléry, rabarbaro candito e lime.
Ogni due mesi, il ristorante si trasforma in una galleria pop-up: le pareti ospitano mostre fotografiche che riecheggiano sottilmente la serenità del luogo e la precisione dei piatti. Qui, la felicità si assapora in silenzio e il conto riflette la qualità del locale.
31, rue Guillaume-Tell, Parigi 17°


Da Margaux: l'arte di intrattenere, senza arie e senza grazia.
Affacciato sulla Senna, in un angolo appartato del XVI arrondissement, Chez Margaux coltiva l'atmosfera calda e accogliente di una casa di famiglia. La giusta dose di atmosfera: luci soffuse, arredi sobri e un'accoglienza senza pari. Qui potrete soffermarvi senza mai annoiarvi.
Nel piatto, la semplicità si fa sapore: tartare di tonno con avocado, una generosa insalata nizzarda, poi mousse al cioccolato servita al cucchiaio, oppure fragole e lamponi con crema chantilly, il tutto senza limiti, proprio come a casa, ma meglio. Una selezione di formaggi completa il quadro alla perfezione.
Come diceva Brillat-Savarin: "Il piacere della tavola appartiene a tutte le età, a tutte le condizioni, a tutti i paesi". I prezzi rimangono ragionevoli, rispecchiando la filosofia del locale, che predilige la generosità all'ostentazione.
10, avenue de New York, Parigi 16


Tio: una festa ben organizzata e tacos in tutto il loro splendore
A pochi passi dagli Champs-Élysées, Tio ha l'atmosfera di un angolo curato dell'America Latina. Il locale è vivace, ma mai rumoroso. Legno scuro, colori caldi, camerieri sorridenti: tutto è in perfetto equilibrio.
Il pasto inizia con i tequeños accompagnati da guacamole, seguiti dai tacos d'autore: gamberi in tempura con maionese fatta in casa, arrachera di manzo alla griglia o agnello confit al suadero . Ogni boccone è scelto con cura, equilibrato e servito in un'atmosfera dove lo spirito festivo non sovrasta mai i sapori deliziosi.
Jean Giraudoux scrisse: "La felicità è una piccola cosa che si gusta a piccoli bocconi, seduti per terra, al sole". Da Tio's, questa felicità si condivide in piedi, a un tavolo, o tra un drink e l'altro, a un prezzo che rimane accessibile.
1, rue Saint-Philippe-du-Roule, Parigi 8


La Fondazione: Cucina istintiva e vino illuminato
In una strada tranquilla del 17° arrondissement, La Fondation coniuga una cucina ispirata, una cantina esclusiva e un design raffinato. Luce naturale, materie prime e una sala da pranzo contemporanea che evita la freddezza: il luogo coltiva la tranquillità.
Il menu, elaborato con audacia controllata, propone un gravlax di orata marinato al frutto della passione con stracciatella e pesche arrostite, seguito da melanzane preparate come un filetto al pepe, accompagnate da patate arrosto. Per dessert, una coppa di fragole che unisce sorbetto, gelato alla vaniglia e fragole in una rinfrescante armonia. Gli abbinamenti con i vini sono impeccabili: un Blanc de Blancs Grand Cru o un Côtes-du-Rhône 2019, a seconda del piatto.
E come ci ricordava Jean Cocteau: "Il tatto dell'audacia sta nel sapere fino a che punto ci si può spingere oltre".
Una casa equilibrata, i cui prezzi corrispondono al livello delle aspettative, senza superarle.
40, rue Legendre, Parigi 17°


Bonne Heure: tapas e cocktail esclusivi preparati su ordinazione
Pigalle, ore 19:47, e la sensazione che il tempo possa fermarsi. Da Bonne Heure, si stuzzica, si brinda, ci si sofferma. Tavoli alti, luci calde, una colonna sonora variegata: il relax ha trovato casa.
Per stuzzicare: hummus, uova fritte, tataki di manzo, guacamole, chorizo grigliato, serviti in modo informale. Per sorseggiare: il Pigalle Sunset (vodka, frutto della passione, liquore alla vaniglia, prosecco) o il Baiser de Pigalle (gin, Italicus, fragola, limone, Perrier). Il menu, concepito come una playlist, aumenta gradualmente di intensità.
Bertrand Russell scrisse: "È meglio puntare alla perfezione e non raggiungerla, che puntare all'imperfezione e ottenerla". Qui, puntiamo al risultato giusto, senza costi aggiuntivi.
25, rue de Douai, Parigi 9°


Brass: una neo-brasserie della Rive Gauche dall'eleganza spontanea
Al 131 di Boulevard Saint-Germain, Brass si distingue con calma e sicurezza. Né pastiche né nostalgia, questa neo-brasserie nel VI arrondissement fonde l'eleganza di Saint-Germain-des-Prés con la modernità senza eccessi. Fin dall'ingresso, la pietra chiara, le boiserie color caramello, i divanetti in pelle marrone e il bancone centrale creano un'atmosfera ovattata, concepita da Dorothée Meilichzon come un omaggio vivente alla tradizione parigina.
Il menù à la carte offre una cucina generosa e senza fronzoli: tartare di branzino con astice, porri in vinaigrette, midollo osseo su crostini o un raffinato croque-monsieur compongono un menu da bistrot eseguito con precisione. Durante il giorno, optate per il piatto del giorno, accompagnato da un bignè e un espresso a 25 euro tutto incluso: una formula semplice, servita con cura. La sera, un veloce soufflé al cioccolato, un classico mac and cheese o un filetto mignon con salsa bernese completano il pasto in un'atmosfera rilassata.
La cantina, senza pretese ma curata con attenzione, ospita quasi 80 etichette: bottiglie pregiate, qualche sorpresa e una costante attenzione alla qualità. Il team – Mathieu Bucher, Franck Saliba, François Dulsan e Thomas Fougerol – conosce a fondo il quartiere e i suoi ritmi, e questo si percepisce a ogni tavolo. Come dice la Bibbia, "Lo spirito soffia dove vuole". Al Brass, soffia nel modo giusto, senza alzare la voce.
131, boulevard Saint-Germain, Parigi 6° arrondissement

FUGA CULTURALE: FILM E MOSTRE
Film – L'arrivo del futuro
Il passato come bussola segreta per il presente
Presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 2025, " L'arrivo del futuro" esplora, attraverso una narrazione raccontata da due prospettive e che abbraccia due secoli, lo strano legame tra eredità e reinvenzione. Nel 2025, una trentina di membri della stessa famiglia ereditano una casa abbandonata. Quattro di loro – Seb, Abdel, Céline e Guy – hanno il compito di valutarne le condizioni. Nelle stanze sonnolente, dietro le boiserie e le soffitte sigillate, l'ombra di Adèle veglia su di loro: un'antenata dimenticata giunta a Parigi nel 1895, agli albori della fotografia, dell'Impressionismo e dell'idea di un mondo in movimento.
Tra archivi fittizi, impressioni pittoriche e narrazione corale, il film tesse con delicatezza un filo tra memoria e divenire; il 1895 risuona con il 2025 come uno specchio inclinato, offuscando i punti di riferimento e risvegliando le coscienze. Cosa trasmettiamo veramente, se non fratture, impulsi, assenze e utopie incompiute? L'indagine si trasforma in una ricerca. Il tempo diventa una sostanza vivente. E ci tornano in mente le parole esatte di Marcel Proust: "I veri paradisi sono i paradisi che abbiamo perduto". L'arrivo del futuro ci sussurra che questi paradisi, a volte, ci attendono ancora.

Mostra – Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, attraverso l'obiettivo di Pontus Hulten
L'arte come gioiosa insurrezione
Al Grand Palais, l'incandescente duo formato da Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely rivive attraverso gli occhi del loro complice e sostenitore, Pontus Hulten. La mostra ripercorre questa alleanza artistica e romantica, animata da una visione condivisa: quella di un'arte libera da vincoli, vibrante, partecipativa ed esaltante.
Incontriamo la strada, l'infanzia, la provocazione, la fede, il gioco e la distruzione: tutti modi di disimparare il mondo.
Muovendosi tra le sale, si comprende quanto Pontus Hulten fosse il terzo pilastro di questo duo mitico, condividendo con loro il desiderio di un'arte aperta, degerarchica, offerta a tutti.
E ci tornano in mente le parole di Prévert: " Dovremmo cercare di essere felici, anche solo per dare il buon esempio". Qui, è l'arte a dare l'esempio. Nel mezzo del tumulto, apre una strada.









