Il 21: Dietro le quinte, il tempo recuperato

Rue Mazarine: una facciata austera, tende tirate e quasi nulla che lasci intuire cosa si nasconda all'interno. Un semplice numero bianco sulla vetrina. Tutto qui. Il 21 non cerca di attirarti dal marciapiede. Ti aspetta. Ed è proprio per questo che dovresti spalancare la porta.

A Parigi, esistono alcuni indirizzi che vengono tramandati di generazione in generazione tra gli addetti ai lavori. Il numero 21 di rue Mazarine è uno di questi. Un ristorante discreto gestito dallo chef Paul Minchelli, dove i piatti del giorno arrivavano ogni mattina come per magia, e dove politici, personalità del mondo della cultura e clienti abituali si incontravano in una piacevole penombra. Poi il sipario è calato e l'indirizzo è rimasto in letargo per un certo periodo, come sospeso tra due vite.  

Lo chef americano Braden Perkins ha ricevuto le chiavi del ristorante nell'ottobre del 2025, quasi per caso: un incontro fortuito con il precedente proprietario, poche parole scambiate, una stretta di mano. Perkins non era certo un estraneo alla scena parigina. Fondatore del Verjus vicino al Palais-Royal nel 2011, poi del bistrot Ellsworth e dell'esclusivo The Twenty-Two Club – una sala da pranzo privata in un appartamento con vista sui giardini del Palais-Royal – conosce meglio di chiunque altro l'arte di creare spazi accoglienti. 

Non ha cercato di reinventare il XXI secolo; lo ha riportato in vita. La carta da parati originale di Pierre Frey è stata restaurata e le panche chiuse, le finestre con le tende e le boiserie Art Déco sono state accuratamente conservate. Qualche nuova luce, tovaglie bianche, candele… Il risultato è a dir poco miracoloso: il luogo evoca l'ambientazione di un romanzo, a metà tra un salotto privato e un teatro, dove ogni cena sembra una prima.

La serata inizia con un calice di champagne. Un gesto semplice, che segna il passaggio dalla strada alla tavola, come se si entrasse in casa di qualcuno piuttosto che in un ristorante. 

La cucina porta l'impronta di un uomo cresciuto a New Orleans, dove i suoi primi ricordi gastronomici sono legati ai lunghi pranzi in famiglia nei migliori ristoranti della città. A 21 anni, questa eredità si traduce in un approccio meticoloso agli ingredienti, studiati attentamente prima di essere preparati. Sebbene il pesce rimanga centrale nel piatto – un omaggio a Minchelli, un segno di fedeltà al luogo – lo chef lo affronta in modo diverso: le verdure precedono il pesce o lo accompagnano con deliberata discrezione.  

Il menù fisso segue una logica semplice: ogni piatto parte da un singolo ingrediente di stagione, osservato e annusato. Poi arriva la domanda centrale: qual è la migliore versione di questo ingrediente che abbia mai assaggiato? L'obiettivo non è ricreare quel ricordo, ma capire cosa lo ha reso indimenticabile e ricostruire un piatto attorno ad esso, dove ogni elemento esalta l'ingrediente originale. 

La cena si svolge con calma e senza fretta. Ogni sera viene servita una sola portata, in modo che il tavolo rimanga uno spazio intimo per gli ospiti. I piatti arrivano in stile francese, presentati su vassoi al centro del tavolo, favorendo la condivisione e la conversazione.

La cantina segue la stessa filosofia: volutamente piccola, si trasforma completamente con le stagioni e con il menù. Vengono suggeriti degli abbinamenti, ma ognuno è libero di seguire il proprio percorso.

Lasciamo il 21 con quella speciale leggerezza delle serate che durano esattamente il tempo giusto. Né troppo lunghe, né troppo corte. Ci allontaniamo dolcemente e Rue Mazarine ritrova la sua tranquillità notturna. Ma per qualche ora, dietro quelle tende tirate sul mondo, abbiamo avuto la rara sensazione di essere esattamente dove dovevamo essere.  

il 21
21, rue Mazarine, Parigi 6e 

le21paris.com

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