Nel gennaio 1898, Robert Demachy, una figura di spicco del pittorialismo, pubblicò nel Bollettino del Club Fotografico di Parigi Un appassionato appello alla fotografia. "L'errore che commettono i fotografi", scrisse, "è credere che la visione artistica e l'immaginazione si conferiscano da sole nella camera oscura". Lanciò poi una sfida: trascendere la mera padronanza tecnica per raggiungere una vera profondità artistica.

Céline Laguarde, l'audacia del pittorialismo
Una sfida brillantemente affrontata da Céline Laguarde, ora celebrato in una retrospettiva presso Museo d'OrsaySebbene si unì ufficialmente al Photo-Club nel 1901, Laguarde non deluse le aspettative di Demachy, perfezionando le sue tecniche ed esplorando nuovi modi per dare vita alla sua arte. Le sue stampe, ammirevolmente conservate, testimoniano la sua ricerca di innovazione e il suo gusto per la sperimentazione.
Un riconoscimento meritato, molto tempo dopo
la mostra Céline Laguarde: fotografa (1873–1961) estende le riflessioni avviate nel 2015 con Chi ha paura delle donne fotografe?Un'esplorazione congiunta tra il museo d'Orsay e il museo dell'Orangerie. Il curatore Tommaso GalifotDopo aver scoperto l'opera di Laguarde nelle riviste dell'epoca, rimase colpito dalla qualità tecnica delle sue opere e dal riconoscimento di cui godeva all'epoca.
Dopo anni di ricerca, Galifot ha raccolto gli archivi personali dell'artista, gettando così le basi per una mostra dedicata. La sua ambizione? Presentare Laguarde come una delle principali fotografe del periodo prebellico, al di là delle categorie di genere, e mettere in luce il suo ruolo pionieristico nell'arte fotografica.
Originario di BiarritzLaguarde si stabilisce Aix-en-Provence con la madre vedova dopo un breve soggiorno a Parigi. Proveniente da una famiglia benestante, si dedicò rapidamente alle arti, in particolare alla musica, prima di dedicarsi alla fotografia. In un'epoca in cui questa pratica stava diventando accessibile a chiunque sapesse "premere un pulsante", superò rapidamente la fase amatoriale per esplorare le infinite possibilità di questo mezzo.


Céline Laguarde, Stella, 1904
Un tecnico del pittorialismo
Ammesso a Club fotografico di ParigiLaguarde trova uno spazio adatto per perfezionare la sua arte. Lì apprende i procedimenti pigmentari, emblematici della fotografia artistica francese: gomma bicromata, processo a olio, trasferimento a olio... Queste tecniche conferiscono alle sue opere una consistenza a metà tra la pittura e il disegno a carboncino.
I suoi ritratti, spesso ispirati alla letteratura o all'iconografia degli Antichi Maestri, rivelano una dolce malinconia. Le sue modelle, avvolte da un alone di luce, sembrano sospese fuori dal tempo. In alcune opere, come Nitza (Studio all'aperto)I pigmenti si fondono e sgocciolano delicatamente, creando un effetto cenere cadente che arricchisce la composizione.
La mostra rivela anche la sua costante sperimentazione. Ogni ritratto o paesaggio è presentato in più versioni, esplorando varianti di inquadratura e stampa. Questo approccio rigoroso riflette l'eredità di Demachy, la cui influenza su Laguarde fu decisiva.

Un'opera oltre il pittorialismo
Tra le stampe in mostra, spicca una natura morta unica nel suo genere. Impopolare tra i pittorialisti, questo genere, raro nell'opera di Laguarde, cattura fiori in stato di decomposizione, le cui pesanti corolle cadono delicatamente da un vaso di cristallo. Un'immagine intrisa di gravità e bellezza, dove la luce sottolinea l'effimero.
Le Museo d'OrsayRelativamente nuova nel campo della fotografia, l'istituzione dedica un posto d'onore a Laguarde. Con oltre 130 stampe esposte, l'istituzione mette in mostra l'ampiezza della sua opera, ma anche l'impatto delle sue scelte tecniche sulla storia della fotografia artistica.


Céline Laguarde, Ritratto della signorina de M., 1903
Riscoprire un artista ingiustamente trascurato
Sebbene Laguarde godesse di un notevole riconoscimento durante la sua vita, il suo lavoro cadde nell'oblio dopo la Seconda Guerra Mondiale. Si dedicò quindi ad altre forme d'arte, come la microfotografia e la tintura tessile, sostenendo al contempo la ricerca scientifica del marito.
Cosa sarebbe stato del suo lavoro se avesse continuato la sua carriera artistica? Avrebbe adottato innovazioni moderne come i fotogrammi o le solarizzazioni? O avrebbe continuato a perfezionare la sua estetica pittorialista? Tanti interrogativi restano aperti, ma una certezza: la sua eredità, sebbene riconosciuta tardivamente, merita ampiamente questa celebrazione.
Per maggiori informazioni: www.musee-orsay.fr









