CORPO A CORPO: UNA STORIA DELLA FOTOGRAFIA

Associando le proprie collezioni fotografiche alla celebre collezione di Marin Karmitz, il Centre Pompidou ci offre, con la mostra "Body to Body", "un nuovo sguardo sulle rappresentazioni fotografiche della figura umana nel XX e XXI secolo".

© Christer Strömholm, Narciso, serie "Amici di Place Blanche", 1968. Stampa alla gelatina d'argento, 18,1 × 23,9 cm
Centre Pompidou – Museo Nazionale d'Arte Moderna, Parigi e tenuta Christer Strömholm


Una mostra di ampio respiro con oltre 500 fotografie e documenti, suddivisa in sette sezioni: Volti precoci, Automatismi? Lampi di intuizione, Frammenti, Dentro, Interni e Spettri. La prima sezione è giustificata dal fatto che "all'inizio del XX secolo, il volto in primo piano divenne un motivo ricorrente nell'opera fotografica delle avanguardie". Con lo sviluppo dell'esplorazione psicoanalitica del sé, il volto – "ciò che ci impedisce di uccidere", come ha affermato il filosofo Emmanuel Lévinas – divenne, attraverso il drammatico gioco di luci e ombre, l'oggetto di una ricerca intima ed estetica.

Nella sezione "Automatismo?", la discussione si concentra sull'appropriazione delle cabine fotografiche (apparse negli anni '1920), prima da parte degli artisti surrealisti, poi da parte di numerosi artisti attivisti e di protesta, che negli anni '1960 denunciarono gli stereotipi identitari. Questo rimane un punto di riferimento rilevante, poiché molti artisti contemporanei giocano ancora, spesso con umorismo, con i suoi codici estetici: frontalità, serialità e anonimato derivanti dalla decontestualizzazione dell'immagine su uno sfondo neutro.

LA REINVENZIONE DEI VOLTI

In "Fulgurances", vediamo poi questi momenti magici catturati al volo: gesti, sguardi, posture, divertenti, seri o teneri, rubati al tempo, che rivelano molto sulla vita interiore e sulle relazioni umane... "La fotografia […] è l'istinto di caccia senza il desiderio di uccidere. È la caccia agli angeli... Inseguiamo, miriamo, spariamo e - snap! - invece di un corpo morto, ne creiamo uno eterno", dichiarò uno di questi fotografi visionari, Chris Marker, nel 1966. Dorothea Lange (con il suo "Darned Stockings" del 1934), Jakob Tuggener (con i suoi corpi troncati di marinai del 1947) e W. Eugene Smith alla fine degli anni '1960, dal canto loro, presentano corpi frammentati, scomposti dall'inquadratura, durante il processo di ripresa o di stampa. Sebbene la sensualità dei corpi sia spesso amplificata in queste "immagini feticiste", esse possiedono anche una certa forza drammatica, capace di raccontare, al di là del corpo erotizzato, il desiderio, il travaglio o il dolore...

CORPI FRAMMENTATI

Con Blind Ingrid (White Eyes) [Ingrid aveugle (Yeux blancs)] di Douglas Gordon del 2002, ci troviamo di fronte a una vera e propria allegoria dell'interiorità.
introducendo la sezione intitolata "In sé". Così, il volto statuario di Ingrid Bergman, in un potente chiaroscuro, appare irraggiungibile, come tanti altri volti assorti nei loro pensieri, ai quali sia il fotografo che lo spettatore rimangono estranei. Analogamente, in una certa misura, ciò vale per i corpi fotografati in spazi chiusi, a cui è dedicata la sezione "Interni". E anche per i corpi spettrali nella sezione finale intitolata "Spettri". Questi sono tratti da registrazioni di riflessi (Lisette Model, First Reflection, New York, 1940).
Attraverso l'uso di sfocature, fotomontaggi (Val Telberg, Rebellion Call, 1953) o altri effetti di solarizzazione, questi "fantasmi" fanno vacillare i confini della realtà tradizionalmente associati al campo fotografico e aprono molteplici prospettive…

"CORPO A CORPO. STORIA DELLA FOTOGRAFIA"
CENTRO POMPIDOU
PLACE GEORGES-POMPIDOU, PARIGI 4° ARRONDISSEMENT
FINO AL 25 MARZO 2024
CENTREPOMPIDOU.FR

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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