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“DENISE BELLON. UNO SGUARDO ERRANDO”

Nell'opera di Denise Bellon ogni immagine sembra trasportata dal movimento di uno sguardo che non si ferma mai, curioso di tutto, attento tanto all'umano quanto alla forma.

Il Museum of Jewish Art and History (mahJ) le dedica oggi la sua prima grande retrospettiva, "Denise Bellon: A Wandering Gaze", che riunisce quasi 300 fotografie, lettere, oggetti e pubblicazioni. Abbracciando il periodo tra le due guerre mondiali e gli anni Settanta, la mostra restituisce a questa singolare figura della fotografia francese la visibilità che merita. 

Nata nel 1902 a Parigi da una famiglia ebrea originaria dell'Alsazia e della Germania, Denise Hulmann (Bellon era il nome del suo primo marito) scoprì la fotografia allo Studio Zuber prima di fondare Alliance-Photo con Pierre Boucher, Émeric Feher, Pierre Verger e René Zuber. La prima agenzia fotografica del periodo tra le due guerre, riunì fotografi che traghettarono la fotografia nell'era moderna. Influenzata dalla "Nuova Visione", Bellon realizzò audaci lavori fotogiornalistici nei Balcani, in Finlandia e nell'Africa subsahariana, oltre a commissioni pubblicitarie altamente creative. Le sue immagini si distinguono per la composizione rigorosa, l'attenzione ai dettagli e una luce che rivela la bellezza della realtà senza esagerazione. 

Con lo scoppio della guerra, la sua vita cambiò. Nel 1940 sposò Armand Labin, un giornalista ebreo di origine rumena impegnato nella Resistenza. Rifugiatasi a Lione, nascose la sua identità ebraica e continuò il suo lavoro, fotografando la città sotto l'occupazione e creando un corpus di immagini di rara intensità, permeate di sobrietà e lucidità. Dopo la Liberazione, produsse per Pranzo gratis – fondata dal marito – un rapporto sui combattenti della resistenza repubblicana spagnola rifugiatisi nella regione dell'Aude. Poi, nel 1945, il suo lavoro sulla casa degli scout ebrei di Moissac, che ospitò bambini ebrei prima di accogliere gli orfani dell'Olocausto, testimonia un profondo umanesimo e una notevole modestia.

Nel 1947, riportò da Djerba una serie eccezionale sulla comunità ebraica dell'isola. Anche in questo caso, il suo sguardo coniugava intimità e distanza, senza esotismo né pathos. L'attenzione ai gesti, ai volti e alla luce rendeva ogni fotografia una scena sospesa, dove il tempo sembrava fermarsi prima di riprendere il suo corso.

Ma l'opera di Denise Bellon rappresenta anche un'immersione nel mondo dell'arte e del Surrealismo. Legata fin dall'adolescenza alle sorelle Maklès – Sylvia, futura moglie di Georges Bataille e poi di Jacques Lacan, e Rose, compagna di André Masson – frequentò fin da giovanissima gli ambienti d'avanguardia. Dal 1938, André Breton le affidò la documentazione fotografica delle mostre surrealiste, missione che portò avanti fino al 1965. Il suo obiettivo catturò i volti e le opere di Victor Brauner, Frederick Kiesler, Wolfgang Paalen e Sonia Mossé, così come quelli di artisti ebrei della Scuola di Parigi come Moïse Kisling, Kurt Seligmann, Antoine Pevsner e Bezalel Schatz. Fotografò anche i suoi amici scrittori: Joë Bousquet, Simone de Beauvoir, Joseph Delteil, Henry Miller e Jacques Prévert.

La sua familiarità con l'industria cinematografica la portò a immortalare i volti di Paul Grimault, Joseph Kosma, Nikos Papatakis e dei giovani Marcel Marceau e Serge Reggiani. Questo legame con la settima arte continuò attraverso le sue figlie: Yannick Bellon, regista, e Loleh Bellon, attrice e drammaturga. Le ultime fotografie di Denise Bellon, scattate nel 1972, furono scattate sul set di Qualcuno, da qualche parte, un film diretto da Yannick, una trasmissione artistica e intima al tempo stesso.

La mostra, ideata da Éric Le Roy e Nicolas Feuillie, ripercorre questa carriera eccezionalmente eterogenea. Rivela una fotografa indipendente, libera da qualsiasi sistema e dotata di una curiosità insaziabile, attenta tanto alle terre lontane quanto agli aspetti insoliti della vita quotidiana. I visitatori scopriranno un corpus di opere in cui si intersecano reportage, ritrattistica e sperimentazione visiva. Rompendo con le convenzioni borghesi del suo ambiente, Denise Bellon ha inventato uno sguardo nomade e sensibile, al tempo stesso lucido e aperto, che si ritrova nell'opera di altre fotografe della sua generazione: Lore Krüger, Gerda Taro, Denise Colomb e Gisèle Freund.

Con Uno sguardo vagabondoIl mahJ getta luce su un corpus di opere rimasto a lungo nell'ombra. Percepiamo la traccia di una vita attraversata dalla storia, ma guidata soprattutto dalla libertà dello sguardo: uno sguardo che esplora, testimonia e connette, sempre alla ricerca dell'umanità.

« Denise Bellon. Uno sguardo vagabondo »
 Museo di arte e storia ebraica (mahJ)

71, rue du Temple, Parigi 3e 

Dal 9 ottobre 2025 all'8 marzo 2026

mahj.org

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