La mostra dell'artista e fotografa Heather Agyepong presso la galleria Doyle Wham di Londra ci porta nel suo intimo per esplorare l'archetipo dell'ombra secondo la psicologia analitica di Carl Gustav Jung.

Dal 2009, la fotografa, performer, attrice e designer ghanese esplora nel suo lavoro i temi della salute mentale, del benessere, dell'invisibilità, della diaspora e dell'archivio. Con la mostra "Through Motion", presentata alla galleria Doyle Wham di Londra, Heather Agyepong ripercorre gli ultimi tre anni della sua pratica multidisciplinare in due opere.
La prima è una performance video originale, The Body Remembers, incentrata sui principi della terapia del movimento auto-diretto - l'idea è quella di muovere il proprio corpo senza coreografie davanti a un pubblico - accompagnata da interviste a donne nere britanniche che si stanno riprendendo da un trauma. Questa contestualizzazione del suo processo di riparazione è il punto di partenza della sua interessante serie fotografica EgoDeath.

Tra luce e ombra
Questa seconda opera, presentata in galleria, prosegue l'esplorazione dell'artista sul corpo come archivio. Ego Death ci invita a un'introspezione delle lotte interiori dell'artista, esaminando la nozione di "ombra" secondo le teorie della personalità di Carl Gustav Jung (1875-1961).
Lo psichiatra svizzero la definisce "qualcosa di inferiore, primitivo, disadattato e sfortunato, ma non assolutamente malvagio", e ci ricorda che "non c'è luce senza ombra". Heather Agyepong ha quindi intrapreso un lungo processo personale di scrittura e pittura per catturare sette autoritratti che incarnano ogni aspetto della sua ombra attraverso il movimento.
"Esporre per la prima volta questi due corpi di lavoro uno accanto all'altro è un'opportunità per riflettere e rivisitare in particolare il ruolo terapeutico che il movimento svolge nel mio lavoro. [L'atto di guardare indietro, così come di guardare dentro, è vitale e necessario per andare avanti", spiega l'artista.

Ispirazione dal cinema
Per questa serie, Heather Agyepong si è ispirata al cinema, in particolare a Moonlight di Barry Jenkins per la palette di colori blu e ai personaggi di Get Out di Jordan Peele. L'artista ammette che è la prima volta che incorpora elementi della cultura popolare nel suo processo creativo visivo. Questo lavoro è sia "un tributo all'impatto che queste opere hanno avuto sulla sua psiche, sia una testimonianza della natura sempre più olistica della sua pratica artistica".
E non c'è da sorprendersi. Negli ultimi quindici anni, questa virtuosa, nominata per tre Prix Pictet e Foam Paul Huf, ha continuato ad ampliare il suo raggio d'azione come attrice in televisione, al cinema, in teatro e su piattaforme di streaming come Netflix.
Le sue opere, intrise di simbolismo, continuano a interrogare i limiti dell'io, consolidando il suo posto nel pensiero contemporaneo, sia a livello personale che universale.


"Through Motion"
Doyle Wham Gallery
91a Rivington Street, Londra (Inghilterra)
Fino al 22 marzo 2025








