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JUNO CALYPSO: IL PALAZZO DELLA PARANOIA IN ROSA BRILLANTE 

Nell'universo acido e inquietante di Juno Calypso, la femminilità si esprime in infiniti specchi, solitudini pastello e rituali di bellezza spinti fino all'assurdo.

Quante vite sono sufficienti?, 2018, © Juno Calypso. Tutti i diritti riservati 2026 / Bridgeman Images

Autoritrattista virtuoso, il fotografo britannico ha realizzato per oltre un decennio un corpus di opere in cui il glamour si incrina per rivelare le ansie contemporanee, dal culto dell'immagine all'ossessione per l'immortalità.

Calypso dirige se stessa: sempre la stessa modella, ma sempre una donna diversa, in ambientazioni intime e spesso abbandonate: motel per amori segreti, spa che ricordano tombe moderne, o persino quell'incredibile bunker nucleare vicino a Las Vegas. È questa ambientazione surreale, progettata durante la Guerra Fredda da un magnate della cosmetica per sfuggire all'apocalisse, che ha dato vita alla sua sorprendente serie. Cosa fare con un milione di anni.

Deprivazione sensoriale, 2016, © Juno Calypso. Tutti i diritti riservati 2026 / Bridgeman Images

Il luogo, preservato come una capsula del tempo kitsch con la sua cucina rosa e il giardino artificiale, è ora di proprietà di un'organizzazione di crioconservazione. Calypso vi vede due ossessioni occidentali per l'immortalità: il desiderio di sopravvivere a una guerra nucleare in un lusso limitato e il desiderio di sfidare la morte attraverso la tecnologia. In questo contesto, mette in scena il suo personaggio ricorrente: sexy, immobile, confrontato con la noia di un'eternità artificiale. Formatasi al London College of Communication, l'artista usa il linguaggio sofisticato della posa e dell'illuminazione cinematografica per denunciare l'ingiunzione alla bellezza. I suoi specchi non sono lusinghieri: moltiplicano un riflesso che condanna a un incessante esame di coscienza, mentre una maschera antirughe si trasforma in una museruola degna di Hannibal Lecter.

L'umorismo nero e l'introspezione che permeano il suo lavoro permettono a Juno Calypso di muoversi con disinvoltura dalle gallerie immersive alle grandi campagne di moda. La fotografa ci offre un'arte profondamente personale, in cui l'era del selfie si trasforma, attraverso il suo obiettivo crudele ma tenero, in uno specchio delle nostre paure più contemporanee. 

Le immagini che accompagnano questo articolo sono fornite da Bridgeman Images, un'agenzia internazionale specializzata in licenze di foto e video, la cui missione è supportare i creatori e distribuire contenuti artistici e culturali a un pubblico globale. 

Senza titolo (Luna di miele), 2015, © Juno Calypso. Tutti i diritti riservati 2026 / Bridgeman Images

Ritiro silenzioso, 2016, © Juno Calypso. Tutti i diritti riservati 2026 / Bridgeman Images

Una storia d'amore solitaria, 2016, © Juno Calypso. Tutti i diritti riservati 2026 / Bridgeman Images

Un'allucinazione moderna, 2012, © Juno Calypso. Tutti i diritti riservati 2026 / Bridgeman Images

Fette di carne ricostituita, 2013, © Juno Calypso. Tutti i diritti riservati 2026 / Bridgeman Images


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