FOTOGRAFIA E MOVIMENTO DELLE ARTI NERE, 1955–1985

Shawn Walker, HarYouAct, 115th Street, Harlem, 1963, stampa alla gelatina d'argento, immagine/foglio: 18.2 x 23.3 cm (7 3/16 x 9 3/16 pollici), supporto: 27.9 x 38.4 cm (11 x 15 1/8 pollici), passepartout: 14 x 16 pollici, cornice: 14 7/8 x 16 7/8 pollici, National Gallery of Art, Pepita Milmore Memorial Fund, 2021.71.4

Sotto la superficie delle immagini, emerge la storia. Dal 21 settembre 2025 all'11 gennaio 2026, la National Gallery of Art di Washington presenterà la prima grande mostra in assoluto dedicata al ruolo cruciale della fotografia nel movimento artistico e politico afroamericano noto come Black Arts Movement.

Tra il 1955 e il 1985, la fotografia è diventata molto più di uno strumento documentario: ha incarnato un atto di riappropriazione, un manifesto visivo e una strategia per l'autodeterminazione culturale. Questa mostra gratuita e aperta a tutti riunirà 150 opere di grande rilievo, rivelando la profondità e la diversità di una generazione di artisti che, attraverso i loro obiettivi, hanno plasmato una nuova immagine dell'identità afroamericana.

Nato dai rivolgimenti sociali e politici degli anni '1960, il Black Arts Movement è indissolubilmente legato alla lotta per i diritti civili e l'emancipazione culturale. Questo movimento volutamente eterogeneo fonde poesia, musica, teatro, arti visive e, naturalmente, fotografia. Ha dato vita a un'estetica radicale, forgiata nell'urgenza, nell'autoaffermazione, nella bellezza nera, nella memoria e nella dignità.

La mostra cattura con forza questo impulso collettivo. Attraverso fotografie di figure di spicco come Roy DeCarava, Kwame Brathwaite, Doris Derby, Emory Douglas, Barbara McCullough e Ming Smith, emerge un intero universo di narrazioni visive. Ritratti di strada, scene di comunità, manifesti di mobilitazione, allestimenti di attivisti ed esperimenti artistici: ogni immagine diventa una dichiarazione.

Come rappresentiamo ciò che è stato a lungo reso invisibile? Questa domanda collega le opere esposte come un filo conduttore. Romare Bearden, Betye Saar, Billy Abernathy e Barkley Hendricks reinventano un'iconografia dell'orgoglio nero. Sfidando gli stereotipi dominanti, questi artisti scrivono una storia alternativa dell'America, in cui i soggetti neri non sono più oggetti di osservazione, ma autori della propria narrazione.

Frank Stewart, Domenica di Pasqua, 1976, stampa a getto d'inchiostro, immagine: 51 x 76.2 cm (20 1/16 x 30 pollici), foglio: 70 x 91.2 cm (27 9/16 x 35 7/8 pollici), Collezione dello Smithsonian National Museum of African American History and Culture, © Frank L. Stewart

La fotografia qui diventa un archivio vivente, una memoria incarnata. Il commovente ritratto di Ethel Shariff, in abito monacale alla testa di uno sciame di donne nere che formano una V quasi sacra, incarna questa tensione tra potere silenzioso e forza collettiva. Un intero popolo è alle sue spalle.

Ideata da Philip Brookman (curatore associato del dipartimento di fotografia della National Gallery of Art) e dalla brillante Deborah Willis (docente alla New York University, direttrice del Center for Black Visual Culture), la mostra è tanto impegnativa quanto accessibile. Si svolge nell'edificio ovest del museo, con un allestimento sobrio che mette in risalto le stampe in tutta la loro materialità.

Un programma di conferenze, tra cui un incontro inaugurale il 21 settembre, accompagna la mostra. Non si tratta solo di guardare queste immagini, ma di ascoltarle, dialogare con esse e comprendere cosa dicono ancora oggi.

Dopo Washington, la mostra si sposterà al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, per poi approdare al Mississippi Museum of Art. Questo tour conferma l'importanza del progetto, concepito per collocare in modo permanente il Black Arts Movement all'interno della narrativa museale americana e globale.

Sostenuta da istituzioni impegnate come il Trellis Fund, la Shared Earth Foundation e la Robert Mapplethorpe Foundation, questa iniziativa è accompagnata da una pubblicazione riccamente illustrata, sostenuta da Nion McEvoy e Leslie Berriman.

"Photography and the Black Arts Movement, 1955–1985" non è una mostra sul passato. Parla del presente, di come le immagini possano ancora guarire, costruire e connettere. Ci offre uno specchio, ma costruisce anche un ponte. Perché guardare è già iniziare a capire. E capire è forse iniziare a cambiare.

“Fotografia e movimento delle arti nere, 1955-1985”
Galleria Nazionale d'Arte
6th Street e Constitution Avenue, Washington
Dal 21 settembre 2025 al 11 gennaio 2026

nga.gov/exhibitions/photography-and-black-arts-movement-1955-1985  

Esperienze e una cultura che ci definiscono

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