La galleria Fahey/Klein di Los Angeles dedica una retrospettiva, la prima in trent'anni, a questo iconico fotografo e ritrattista, attraverso una costellazione di immagini leggendarie, archivi personali, Polaroid e opere inedite.

© Albert Watson, per gentile concessione della Fahey/Klein Gallery, Los Angeles
"Trova la bellezza che gli altri non vedono e catturala con la tua macchina fotografica". La galleria Fahey/Klein continua a deliziarci con la sua nuova mostra dedicata ad Albert Watson (1942–), uno dei maestri più influenti della fotografia insieme a Irving Penn e Richard Avedon. Attraverso un ricco corpus di opere, l'istituzione californiana ripercorre l'eredità di questa leggenda scozzese, che iniziò la sua carriera a Los Angeles negli anni '1970. Da allora, la maggior parte delle sue fotografie sono diventate iconiche, impresse nella memoria collettiva. Albert Watson ha contribuito a plasmare la storia del medium fotografico costruendo un approccio unico, a cavallo tra moda, arte e ritratti di celebrità, con composizioni in cui la narrazione compete con l'estetica.

© Albert Watson, per gentile concessione della FaheyKlein Gallery, Los Angeles
UN CATALOGO SENZA PARI
È noto per i suoi ritratti di Alfred Hitchcock, che gli hanno dato fama nel 1973, così come per quelli di Steve Jobs, Jack Nicholson, Keith Richards, David Bowie e top model come Kate Moss, Cindy Crawford e Christy Turlington. Ha lavorato anche oltre i confini dello stile, catturando paesaggi desertici di Las Vegas, città illuminate al neon e manufatti provenienti da Tutankhamon.
Intitolata "No Idle View", questa prima retrospettiva mette in luce l'ampiezza e la diversità del portfolio di Albert Watson. Il suo stile distintivo combina un approccio strutturato, un tocco grafico e una sensibilità cinematografica, elementi che ha sempre tratto dai suoi studi in graphic design e cinema.
Il risultato è un corpus di opere che abbraccia oltre cinquant'anni della sua carriera, che brilla al di là dei generi, delle epoche e del contesto in cui sembra esistere. "Molte delle mie foto sono provocatorie e controllate; non si basano né sull'osservazione né sul voyeurismo. Il mio obiettivo è creare qualcosa di forte, potente, memorabile, interessante e tecnicamente corretto, non pigro", spiega nel comunicato stampa della galleria.

© Albert Watson, per gentile concessione della Fahey/Klein Gallery, Los Angeles
TRA CHIAROSCURO, INTENSITÀ E POESIA
Ma la grandezza di Albert Watson nasce anche e soprattutto dalla sua disabilità, che trasformò in un punto di forza della sua fotografia. Cieco da un occhio dalla nascita, divenne il paladino di "contrasti e composizioni delicate, utilizzando le caratteristiche fisiche del corpo umano per creare immagini formali e scultoree".
La mostra alla galleria Fahey/Klein restituisce così la brillantezza e la gloria di questo eclettico virtuoso dell'arte visiva. Con oltre 100 copertine di Vogue al suo attivo, Albert Watson è stato pubblicato su una miriade di riviste, da Rolling Stone a Time Magazine e Harper's Bazaar. Ha anche pubblicato diverse monografie, tra cui Cyclops (1994), Kaos (2017) e Creating Photographs (2021). Nel libro Albert Watson: A Vision of Photography (Éd. Eyrolles, 2021), basato su una delle sue masterclass, svela i segreti dietro la creazione delle sue immagini più sorprendenti.
Sebbene le sue opere siano entrate a far parte delle collezioni di importanti istituzioni museali, la galleria di Los Angeles sottolinea anche che la regina Elisabetta II gli ha conferito l'Ordine dell'Impero Britannico (OBE) nel 2015 per il suo contributo durato una vita all'arte della fotografia.
“ALBERT WATSON: NESSUNA VISTA INATTIVA” GALLERIA FAHEY/KLEIN
148 NORTH LA BREA AVENUE, LOS ANGELES (USA)
FINO AL 11 GENNAIO 2025
FAHEYKLEINGALLERY.COM








